Altra giornata ad alta tensione a piazza Indipendenza del centro di Roma, a quattro giorni dallo sgombero del palazzo occupato dal 2013 da centinaia di rifugiati somali ed eritrei. Le forze dell'ordine sono arrivate questa mattina intimando di liberare i giardini dove a decine sono accampati in attesa di una soluzione da parte delle istituzioni che non arriva. Alla vista delle camionette le molte donne ancora all'interno dell'edificio con i figli (fatte rientrare proprio dalle istituzioni che non sapevano dove alloggiarle), si sono barricate sui balconi mostrando delle bombole del gas.

La situazione è tornata lentamente alla normalità e, dopo una lunga trattativa e diversi momenti in cui per un soffio è stato evitato che a parlare fossero i manganelli, le camionette hanno lasciato la piazza. Ma la situazione è tutt'altro che risolta. I rifugiati di piazza Indipendenza hanno per la maggior parte diritto alla protezione internazionale, le istituzioni non possono risolvere il problema identificandoli, ordinando espulsioni o allontanamenti. Hanno invece la responsabilità di tutelare i loro diritti.

Nel tardo pomeriggio un comunicato della Prefettura indica la soluzione trovata nel corso del Tavolo per l'ordine pubblico e la sicurezza:

Dopo un lungo e approfondito confronto, favorito dalla mediazione del Prefetto, è stato condivisa una soluzione che vedrà la IDEA FIMIT S.G.R., Società che ha in gestione l’immobile di via Curtatone, mettere da subito a disposizione, senza oneri per l’amministrazione comunale e per un periodo di tempo di 6 mesi, alcune proprie unità abitative per la immediata collocazione alloggiativa degli aventi titolo, secondo modalità operative da definire in un Tavolo tecnico già convocato presso l’assessorato al patrimonio.

La soluzione messa in campo, che consentirà di procedere a liberare definitivamente ed in condizioni di sicurezza l’immobile sito in via Curtatone, sarà oggetto di attento monitoraggio da parte della Prefettura che, in prossimità della scadenza del termine dei sei mesi provvederà a convocare un nuovo Tavolo, per verificare le soluzioni nel frattempo messe in campo dagli Enti istituzionali coinvolti per una gestione strutturata della problematica.

La toppa di fatto è peggiore del buco: i rifugiati, tra cui molti con lavori stabili e con circa duecento minori iscritti alla scuola dell'obbligo, che dovrebbero tornare in classe tra qualche giorno, dovrebbero essere trasferiti per la maggior parte a Rieti (da quanto appreso da Fanpage.it da alcuni operatori umanitari presenti in piazza Indipendenza). Una soluzione messa in campo dalla proprietà dell'immobile sgomberato a costo zero, mentre il comune di Roma e le altre istituzioni sembrano girarsi dall'altra parte.

Una "soluzione" che, se ce ne fosse ancora bisogna, fa emergere l'approssimazione con cui è stato gestito lo sgombero di via Curtatone. In questo caso il ripristino della legalità ha comportato la violazione dei più elementari diritti di centinaia ripersone, e la creazione di un'emergenza che nessuno era pronto a gestire. Con i risultati che, purtroppo sono sotto gli occhi di tutti.

Intanto oggi alle critiche di Unhcr e della Comunità di Sant'Egidio, si è aggiunta la condanna di quanto sta accadendo anche da Medici Senza Frontiere, presente durante il tentativo di sgombero.