Nonostante il ministro per l'Ambiente Sergio Costa si trovasse a Londra per un impegno istituzionale, Virginia Raggi gli ha fatto pervenire la richiesta di un incontro urgente per sabato scorso, indicando anche chi dovesse essere invitato allo stesso tavolo: la Regione Lazio, la Prefettura, i vertici di Ama e della Protezione Civile. Un comportamento che ha lasciato costernato il ministro e il suo staff. Il vertice si terrà da quanto si apprende questa sera, con una crisi dei rifiuti all'orizzonte senza precedenti per la città, e un clima politico e istituzionale tesissimo. L'assessore regionale Massimiliano Valeriani ha ribadito oggi in un'intervista, che l'ordinanza per uscire dalla crisi è pronta, ma che in assenza di indicazioni da parte del Campidoglio sui siti dove portare l'immondizia la Pisana è pronta al commissariamento. L'incontro si terrà stasera in un clima politico e istituzionale più teso che mai.

I rifiuti di Roma a Civitavecchia (per qualche giorno)

Il fedelissimo del Movimento 5 stelle Stefano Zaghis, da qualche settimana al vertice di Ama dopo le dimissioni in blocco di tutto il cda, l'ha detto chiaro e tondo in un'intervista al Corriere della Sera: "Stiamo aspettando che ci dicono dove mettere i rifiuti". La soluzione? Per ora le 1ooo tonnellate al giorno che rischiano di rimanere a terra andranno nella discarica di Civitavecchia con un'ordinanza firmata questa mattina da Virginia Raggi nella sua veste di sindaca della Città Metropolitana. Un provvedimento "valido per il tempo strettamente necessario alla riapertura della discarica di Colleferro”. E quando questa chiuderà definitivamente cosa accadrà? Non è dato saperlo. Ma per ora il Campidoglio ha guadagnato solo qualche giorno, forse qualche settimana prima che il problema si ripresenti tale e quale.

La crisi ignorata dall'amministrazione di Virginia Raggi

È ormai prevista da più di un anno la chiusura della discarica di Colleferro, che accoglie circa 1000 tonnellate al giorno di rifiuti indifferenziati provenienti da Roma, nel gennaio del 2020. Un tragico incidente che ha visto la morte di un operaio ora ne potrebbe di fatto anticipare la chiusura: almeno fino a lunedì la discarica di Colle Fagiolara sarà chiusa, poi potrebbe riaprire per qualche settimana prima di finire il suo ciclo vitale definitivamente. Al momento non esistono invasi autorizzati o siti di stoccaggio in grado di accogliere una tale quantità di rifiuti per il tempo necessario ad approntare soluzioni di medio termine, e una soluzione va trovata in fretta perché la definitiva chiusura di Colleferro è dietro l'angolo. Eppure la giunta, la maggioranza e la sindaca Virginia Raggi – che vale la pena ricordarlo dalle dimissioni di Pinuccia Montanari ha anche la delega dell'assessorato di competenza, non avendo trovato nessuno disponibile a ricoprire l'incarico – sapevano che questo momento sarebbe arrivato. Perché allora non hanno fatto niente per affrontare per tempo il problema? Perché non esiste una programmazione adeguata a raggiungere il tanto sbandierato obiettivo dei "rifiuti zero"?

Soluzioni a breve e lungo termine: chiudere il ciclo dei rifiuti a Roma

Dopo la chiusura della discarica di Malagrotta i nodi stanno venendo al pettine e si è già perso troppo tempo per chiudere il ciclo dei rifiuti nella capitale. Servono impianti di trattamento, aumentare la differenziata e serve anche almeno una discarica così detta di servizio, il cui ruolo potrà diventare marginale un domani. Ora che il nuovo Piano regionale è stato varato non ci sono più scuse per mettere in campo investimenti e politiche industriali all'altezza. E in tanto che si lavora agli impianti portare fuori regione o anche all'estero parte dei rifiuti di Roma non può essere un tabù, ma ha un costo e chiedere un impegno in questo senso è sostenibile solo se nel frattempo si esce dall'emergenza. Quello che serve dunque è un piano a breve termine per rendere possibile l'attuazione di un piano di investimenti a medio e lungo termine, che trasformi l'emergenza rifiuti in un lontano ricordo. Al momento però non sembra esserci nessuno dei due. Di fronte a ogni crisi della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, dovuta all'incepparsi in uno qualsiasi dei punti del fragilissimo sistema post Malagrotta, la reazione dell'amministrazione del Movimento 5 stelle è stata quella di trovare una soluzione tampone e a brevissima scadenza.

Ama: un'azienda pubblica inadeguata

Ama, l'azienda municipalizzata al 100% di proprietà di Roma Capitale, si troverebbe in teoria di fronte a uno scenario difficile quanto foriero di possibilità per il futuro. Se Ama fosse in grado di attuare una politica industriale, se solo avesse dei bilanci approvati e delle banche disposte ad aprire nuove linee di credito, potrebbe candidarsi ad essere il principale attore dell'intero ciclo dei rifiuti, garantendo ai cittadini che i soldi della collettività siano spesi davvero nell'interesse generale, e liberando l'amministrazione comunale dai ricatti degli attori privati, tanto vituperati dallo stesso Movimento 5 stelle. Purtroppo al momento Ama è ridotta a un'azienda che già con grande fatica riesce ad assolvere allo spazzamento delle strade.