Rivendica tutto il lavoro fatto nei 104 giorni in cui è stata presidente di Ama Luisa Melara. Avvocata ed esperta di gestione d'impresa, aveva accettato la sfida di traghettare fuori dalla crisi l'azienda del Campidoglio e di prendere misure tempestive per far uscire Roma dalla crisi dei rifiuti. Al momento delle dimissioni, con gli altri membri del Cda, ha inviato una lettera durissima in cui ricostruiva il rapporto, o meglio il mancato rapporto, con l'amministrazione di Virginia Raggi. Ospite degli studi di Fanpage.it ha ricostruito la rottura e puntato l'indice contro la politica "incapace di scelte coraggiose" e che preferisce la strada "di compromessi a ribasso per non cambiare mai niente", denunciando la "mancanza di leadership e competenza" dell'attuale amministrazione. Gianni Lemmetti, assessore alle Partecipate e al Bilancio, e la stessa prima cittadina avrebbero trattato la dirigenza della municipalizzata non come un interlocutore, ma come un nemico, un ostacolo da rimuovere. Un comportamento "incomprensibile" per Melara, giustificabile solo con la volontà di "non cambiare davvero mai niente", dalla mancanza di una visione del futuro industriale e del ruolo di Ama come azienda pubblico che agisce per il bene collettivo, che porta a continui "compromessi al ribasso".

Il legale d'impresa descrive una vera e propria estromissione: "Non siamo più riusciti a comunicare con il Campidoglio, mentre avremmo condividere scelte importanti e rilevanti. Di fronte alla presentazione di tutta una serie di iniziative, che con coraggio e con determinazione avrebbero dovuto essere condivise e messe in atto con una forma di collaborazione, che dall'altro lato non c'è stata, abbiamo capito che noi evidentemente non potevamo far parte di questa partita". Ma soprattutto l'amministrazione del Movimento 5 stelle non avrebbe accettato "una visione di pianificazione e una strategia", che avrebbe consentito anche di non trovarsi di fronte all'ennesima crisi dei rifiuti questa estate: "Abbiamo detto al Campidoglio il 22 maggio la situazione è critica da ogni punto di vista. Abbiamo presentato un programma e abbiamo detto: ‘Se collaborate e cooperate su questo riconoscendovi su questo programma di governo noi accettiamo'. Ci hanno detto di sì e abbiamo accettato, ma non abbiamo mai avuto un rapporto con la maggioranza che portasse ad azioni concrete, ad azioni di cambiamento".

E per uscire dall'emergenza rifiuti Melara non ha dubbi che la prima cosa necessaria è l'azione di "amministratori competenti, che abbiano coraggio e una leadership". Il coraggio di "prendere scelte necessarie anche se questo vuol dire andare in controtendenza". "Avevamo proposto un piano operativo di breve termine – prosegue Melara –  Che avrebbe consentito di normalizzare l'Ama e l'impiantistica di servizio sul territorio, ma questo avrebbe voluto dire prendere scelte di rottura e con urgenza". Quel cge è certo è che se Ama continua a viaggiare sull'orlo del baratro, con lo spettro del fallimento o del commissariamento, non solo non basteranno scelte coraggiose, ma rischia di perdere il suo ruolo di azienda pubblica in grado di agire nell'interesse collettivo, chiudendo con investimenti e nuova impiantistica il ciclo dei rifiuti nella capitale, lasciando che la fetta più grossa della torta se la mangino i privati.

Al vertice di Ama intanto è stato nominato un fedelissimo del Movimento 5 stelle, una figura tutta politica e interna alla maggioranza.