Nicola Zingaretti è su tutte le furie per come Matteo Renzi e Carlo Calenda hanno presentato la candidatura della giornalista di Repubblica Federica Angeli. Una notizia data all'Ansa citando fonti parlamentari, che il segretario del PD ha preso come un vero e proprio sgarbo, una mossa da concorrenti e avversari più che da alleati. Zingaretti aveva già indicato per il collegio Roma Centro lasciato vacante da Paolo Gentiloni il nome di Gianni Cuperlo. Un modo per rafforzare il ruolo del presidente della Fondazione PD nel partito, esprimendo allo stesso tempo un nome autorevole. La scelta invece di Azione, +Europa e Italia Viva di proporre il nome di Federica Angeli senza concordarlo né comunicarlo all'azionista di maggioranza del centrosinistra, è stato vissuto come l'ennesimo gesto di arroganza da parte di Calenda e Renzi.

Zingaretti per una volta ha fatto la voce grossa: se vogliono imporre una candidatura a mezzo stampa facendoci fare una figuraccia, non ci stiamo. È questo il messaggio recapitato agli alleati del ‘polo liberale'. E il problema per i dem non sarebbe la figura della cronista in sé, nota per essere finita sotto scorta dopo le minacce del clan Spada, ma il metodo utilizzato. Il segretario, che sta gestendo direttamente il dossier, avrebbe voluto rimandare la discussione a dopo le regionali, ma la candidatura di Angeli ha costretto i dem ha convocare una riunione già oggi pomeriggio. Dall'incontro potrebbe arrivare una soluzione condivisa, e non è escluso che il PD accetti di appoggiare subito Federica Angeli, una candidatura civica difficile da rifiutare. Ma molto dipenderà dall'atteggiamento degli alleati. Se infine il PD decidesse di andare dritto sulla sua strada, sarebbe la stessa giornalista a fare un passo indietro a quel punto.

Dirigenti ed eletti dem sono altrettanto irritati: l'impressione è che Carlo Calenda giochi pesante nella prospettiva di candidarsi a sindaco di Roma, costringendo nei fatti il Partito Democratico a seguirlo volente o nolente senza condizioni. Un atteggiamento che però potrebbe essere controproducente: se è vero che Calenda ha dalla sua molta visibilità e l'alto gradimento di una fetta degli elettori di centrosinistra, ha bisogno della macchina e dei voti del Partito Democratico per vincere una sfida che si annuncia difficile, sondaggi alla mano.