Da anni i cittadini e i comitati di Fidene, Villa Spada e Colle Salario chiedono la chiusura dell'impianto Tmb Salario con cui convivono a poche decine di metri dalle loro finestre. Un impianto di trattamento trasformato in discarica. Una bomba ecologica in una zona densamente popolata, che ha avvelenato la vita di uomini, donne e bambini anche troppo a lungo. Solo qualche mese fa l'assessora all'Ambiente di Roma Capitale, incurante delle proteste, affermava convinta che i miasmi denunciati dai cittadini non provenissero dal Tmb. Uno schiaffo in faccia alla sofferenza dei cittadini da parte delle istituzioni e dello Stato che dovrebbe tutelarli.

Un impianto pericoloso quello di via Salaria. Lo ha denunciato a più riprese la Cgil, facendo emergere una quotidianità fatta di incidenti inevitabili quando si lavora in condizioni lontanissime dalle norme. Poi è arrivato l'atto di accusa più pesante: una relazione di Arpa Lazio, che mette nero su bianco quanto e come le istituzioni abbiano mentito ai cittadini, spiegando dati alla mano che il Tmb non funziona, che i rifiuti vengono trattati male o escono così come sono entrati, che i pericoli per la salute ci sono e che le regole di sicurezza non vengono rispettate.

Dall'alba il Tmb Salario brucia. Bruciano tonnellate d'immondizia e migliaia di persone sono chiuse dentro casa, angosciate da cosa respireranno oggi e per i prossimi giorni. Un capannone di oltre 2mila metri quadri è un inferno di fuoco. E ora nessuno poteva dire di non sapere. Si è scelto di non ascoltare la rabbia e l'esasperazione dei cittadini, si è scelto di chiudere gli occhi di fronte ai pareri dei tecnici. Una scelta politica e deliberata che ora pagheranno ancora una volta uomini, donne, bambini, anziani la cui unica colpa è abitare in un quartiere di periferia scelto in maniera scellerata per ospitare un impianto pericoloso, utilizzato in maniera dissennata per tamponare il malfunzionamento del ciclo dei rifiuti di Roma.

Che almeno non tutti i mali vengano per nuocere: l‘impianto Tmb Salario non deve riaprire, le istituzioni lo devono ai cittadini che non hanno ascoltato. Intervenga il comune, intervenga la Regione Lazio, intervengano il Governo e il ministro Costa. È un'emergenza e come tale deve essere trattata, la tutela della salute e della vita non può essere un problema di costi.