Quando è stata battuta la notizia che l'Assemblea Capitolina aveva approvato con i voti della destra di Fratelli d'Italia e del Movimento 5 stelle, una mozione per dedicare una via al segretario del Movimento Sociale Italiano Giorgio Almirante, subito si è alzata la voce di sdegno della Comunità ebraica romana: "La decisione del Consiglio Comunale di votare una mozione per intitolare una via ad Almirante è una vergogna per la storia di questa città. Chi ha ricoperto il ruolo di segretario di redazione della Difesa della Razza, senza mai pentirsene, non merita una via come riconoscimento". Virginia Raggi, presa alla sprovvista nello studio di Porta a Porta, prima risponde sibillina a Bruno Vespa "il sindaco prende atto della volontà dell'aula, che è sovrana come il Parlamento", poi impone il dietrofront con un tweet lapidario che non sembra ammettere repliche: "Nessuna strada a Roma sarà dedicata a Giorgio Almirante. Domani stesso presenterò una mozione a mia prima firma".

Ecco questo stralcio di un articolo del 1942 uscito sull'organo di stampa ‘La difesa della razza' e firmato proprio da Almirante:

Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d'una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c'è che un attestato col quale si possa imporre l'altolà al meticciato e all'ebraismo: l'attestato del sangue.

Sulla stessa rivista, nel primo numero della rivista nel 1938 firmava un articolo intitolato ‘Né con 98 né con 998' in cui sosteneva:

Il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l'Italia abbia mai tentato. Chi teme ancor oggi che si tratti di un'imitazione straniera non si accorge di ragionare per assurdo: perché è veramente assurdo sospettare che il movimento inteso a dare agli italiani una coscienza di razza […] possa servire ad un asservimento ad una potenza straniera.

Questo invece quando Almirante emanava, da capo di gabinetto del ministro Mezzasomma, un editto che annunciava la fucilazione per tutti gli "sbandati" che non si fossero consegnati:

Tutti coloro che non si saranno presentati saranno considerati fuorilegge e passati per le armi mediante fucilazione nella schiena. I gruppi di sbandati qualunque ne sia il numero dovranno inviare presso i comandi militari di Polizia Italiani e Tedeschi un proprio incaricato per prendere accordi per la presentazione dell'intero gruppo e per la consegna delle armi.

Giorgio Almirante dal regime fascista a segretario dell'Msi

Quando si è spento a Roma, ormai 30 anni fa, Giorgio Almirante aveva passato tutta la sua vita in politica, dal regime fascista alla Repubblica di Salò, fino a fondare l'Msi nel dopoguerra diventandone segretario tra il 1947 e il 1950, e poi ininterrottamente dal 1969 al 1987. Nel 1968, di fronte alla contestazione studentesca, in testa un gruppo di squadristi diede l'assalto alla facoltà di Lettere dell'università la Sapienza, occupata dagli studenti, nel tentativo di riportare l'ordine. Redattore del periodico "La difesa della razza", fu un convinto sostenitore delle leggi razziale, che oggi vengono raccontate con "un incidente" dalla destra e dell'estrema destra nella vicenda della dittatura di Mussolini, quando in realtà il razzismo ne rappresentò l'essenza fin dall'avventura coloniale in Africa. Almirante è l'emblema dell'uomo della destra che "non ha mai tradito", eppure gli attuali eredi della storia dell'Msi non sembrano per nulla in imbarazzo a chiedere una strada per il "loro" segretario, neanche di fronte ai discorsi sulla superiorità e la purezza della razza mai abiurati.