Ieri il consiglio comunale di Roma ha approvato – con i voti del Movimento 5 stelle e del centrosinistra – una mozione presentata dal gruppo del Partito democratico che impegna la sindaca a intervenire presso il ministro dell'Interno, la questura e la prefettura per chiedere l'immediato sgombero del palazzo occupato in via Napoleone III da Casa Pound Italia, l'occupazione simbolo e dove è nata l'organizzazione egemone nell'universo neofascista italiano. Ma quella per lo sgombero di Casa Pound è una battaglia che ha davvero senso per contrastare la presenza delle organizzazioni neofasciste e il propagarsi nella società delle loro idee? Per chi scrive la risposta è categorica: no, non ha senso. E lo dico da antifascista convinto e da giornalista che negli ultimi dieci anni ha speso molto del suo tempo a raccontare e studiare l'estrema destra italiana.

Pochi minuti dopo il voto le agenzie battevano le dichiarazioni di Andrea Casu, segretario romano dei dem, che si rivolgeva così al titolare del Viminale: "Ora il ministro Matteo Salvini cosa intende fare?". La vicenda dello sgombero di Casa Pound diventa così subito arma di polemica politica seguendo un ragionamento che suona all'incirca così: visto che Salvini è così solerte a sgomberare i migranti e con la sua ruspa minaccia centri sociali e occupazioni abitative, perché non fa rispettare la legalità anche per gli amici suoi? Un'argomentazione del genere suona, oltre che infantile, estremamente pericolosa da parte di chi dovrebbe avere a cuore i bisogni sociali che si esprimono tramite anche l'occupazione di edifici sfitti. Il gioco finale è a somma zero: sgomberiamo tutti, anche i fascisti, senza guardare in faccia a niente a nessuno. E a vincere è un'applicazione cieca della legalità, che non dispiace al Movimento 5 stelle.

"Non è tollerabile che Casapound possa protrarre la propria occupazione in un edificio di pregio per svolgere attività che alimentano un clima di tensione in città, rifacendosi alle ideologie fasciste e alle politiche di Benito Mussolini", si legge nella mozione il cui primo firmatario è il consigliere dem Giovanni Zanolla. E qui si va al cuore della questione: il problema dell'occupazione di via Napoleone III non è che è illegale, ma che sono fascisti! La domanda giusta da porsi allora è: come si fa a contrastare i fascisti in una democrazia matura, mettendone fuori legge le organizzazioni o contrastandone la presenza e le idee in ogni sede e nella società?

Lo sgombero di Casa Pound non produrrebbe altro effetto che rendere delle vittime i suoi inquilini, che avranno gioco facile a mostrare come a finire in mezzo alla strada siano delle famiglie come tante. L'organizzazione ne uscirebbe tutto sommato rafforzata e i suoi leader con l'aurea dei perseguitati, senza contare poi che il fatto che Cp è un piccolo ma agguerrito partito, con un radicamento nazionale dal Nord al Sud, decine di sedi e qualche migliaio di militanti. Una presenza nella vita reale del Paese, per quanto marginale, che di certo non si contrasta con uno sgombero.

Quindi ecco tre semplici idee per i sinceri democratici e chi si professa antifascista per mettere davvero in difficoltà le organizzazioni neofasciste:

  1. Contestarne la presenza sempre, non normalizzarla nella vita pubblica nel paese;
  2. i fascisti non sono normali interlocutori con un'idea diversa come un'altra, né un fenomeno curioso ed esotico da raccontare con il piglio dell'antropologo. Sono semplicemente fascisti e interloquirci alla pari non fa di voi dei campioni della democrazia;
  3. riconoscerne le idee e contrastarle, anche quando vengono pronunciate da persone che tutto si professano tranne che fasciste. È proprio la normalizzazione dei fascisti come interlocutori e come attori della vita politica del paese ad aver fatto tracimare le loro idee, banalizzate e spogliate degli orpelli ideologici, nel senso comune.

Seguire queste tre banali indicazioni produrrà effetti migliori e più duraturi che battersi per uno sgombero.