Una mozione per sgomberare Casa Pound, proposta dal Partito democratico e approvata con i voti determinati dei consiglieri del Movimento 5 stelle, è stata approvata oggi pomeriggio durante la seduta dell'Assemblea Capitolina. A esprimere voto contrario solo i quattro consiglieri di centrodestra presenti in quel momento in aula. La mozione impegna la sindaca Virginia Raggi "ad intervenire presso il Ministero degli Interni, il prefetto e il questore affinché sia predisposto lo sgombero immediato dell'edificio di via Napoleone III, illegalmente occupato dall'associazione CasaPound Italia". L'edificio è stato occupato il 26 dicembre 2003 a Roma da parte di un gruppo di attivisti di estrema destra che poi avrebbe costituito il gruppo dirigente dell'attuale movimento politico estesosi a livello nazionale, a partire dal quartier generale nel cuore dell'Esquilino.

"Non è tollerabile che Casapound possa protrarre la propria occupazione in un edificio di pregio per svolgere attività che alimentano un clima di tensione in città, rifacendosi alle ideologie fasciste e alle politiche di Benito Mussolini, violando le normative che non consentono tali comportamenti", recita la mozione il cui primo firmatario è il consigliere dem Giovanni Zannola. La mozione parla poi della necessità di "proseguire il percorso di permuta dell'immobile finalizzato alla sua riqualificazione, avviando un percorso di confronto con la cittadinanza e le istituzioni territoriali per deciderne l'utilizzo futuro".

Nel 2009, con sindaco Gianni Alemanno, il palazzo di via Napoleone III viene ceduto dal demanio al comune, all'interno di una complessiva operazione di permute che comprende anche caserme e terreni. Valore della cessione? 11 milioni e 800mila euro. Un modo per mettere al sicuro la casa dei ‘fascisti del III millennio' che finisce però in un nulla di atto per le proteste del centrosinistra. Secondo un'inchiesta dell'Espresso dentro l'edificio avrebbero la loro residenza anche molti esponenti di spicco del movimento o i loro congiunti: nel 2014 l'edificio è stato però inserito nel Piano straordinario per l’emergenza abitativa nel Lazio e nella città di Roma, che censisce gli spazi occupati destinati all'emergenza abitativa. E se non ci sono al momento sentenze giudiziarie sullo sgombero "nel dicembre del 2017 l’Agenzia del Demanio ha ribadito al Prefetto di Roma l’esigenza di recuperare la disponibilità dell’immobile per poterlo destinare ad una più proficua utilizzazione", come spiegato dal prefetto Carpinio direttore dell'Agenzia.