L'esperienza dell'amministrazione del Movimento 5 stelle a Roma ieri è finita nei fatti. Il voto contro la nuova discarica a Monte Carnevale di dodici consiglieri della maggioranza che hanno votato una mozione del Partito Democratico e una di Fratelli d'Italia, ha certificato l'incapacità della giunta di Virginia Raggi di risolvere i problemi di Roma, il più urgente dei quali è senza dubbio la gestione del ciclo dei rifiuti. Se si votasse domani il Movimento 5 stelle non arriverebbe neanche al ballottaggio, lasciando la sfida ai due poli tradizionali.

Con una maggioranza che ha nei fatti rinunciato a governare i problemi di Roma, da oggi è iniziata la campagna elettorale. Il M5s sempre più spaccato e rissoso, con consiglieri e attivisti che si muovono come truppe in rotta guardandosi a destra e sinistra, forse consapevoli di aver perso una sfida storica: governare la capitale d'Italia nel suo momento più difficile, tirandola fuori dalle secche del declino spazzando via la vecchia classe politica coinvolta in Mafia Capitale. Una sfida titanica certo, di fronte alla quale però l'amministrazione Raggi e la classe dirigente che ha chiamato a raccolta è apparsa complessivamente inadeguata: ieri è arrivato al sigillo finale a certificarlo.

E proprio di fronte a un bilancio non certo soddisfacente dopo aver suscitato enormi aspettative, soprattutto nelle periferie della città, la scelta del Movimento 5 stelle potrebbe ricadere su una ricandidatura di Virginia Raggi: sarebbe la sindaca a doversi prendere la responsabilità di quello che è stato fatto e di quello che non è stato fatto sostenendo una campagna elettorale difficilissima. Anche perché di big disposti a combattere una partita che sembra non esserci possibilità di vincere all'orizzonte non se ne vedono.

In tanto la destra si organizza. Da mesi Matteo Salvini attacca quotidianamente la sindaca e dalla prossima settimana, archiviato il voto in Emilia Romagna e Calabria, riprenderà il suo settimanale tour nei quartieri della capitale. Ma il centrodestra è ancora senza un nome forte e soprattutto condiviso: non è un segreto che Giorgia Meloni rivendica per Fratelli d'Italia il candidato sindaco di Roma, mentre Salvini sogna un sindaco leghista per la capitale come punto di arrivo del processo che ha portato il suo partito da una forza regionalista a un movimento politica nazionale (e nazionalista).

Carlo Calenda è il nome più pesante che sarebbe pronto a correre per il Campidoglio nel campo del centrosinistra, ma dovrà passare per le primarie (data prevista ottobre 2020) che potrebbero riservare sorprese. Calenda inoltre ancora non ha le benedizione del segretario Nicola Zingaretti che è però pronto ad appoggiare il nome dell'ex ministro ed eurodeputato. Ma il percorso è ancora lungo: a marzo intanto ci sarà il congresso romano del PD.

Retroscena, posizionamenti, dibattiti. E intanto la città rischia di rimanere paralizzata per un altro anno e mezzo.