Facebook ha cancellato ieri i profili ufficiali di CasaPound e quelli di moltissimi dirigenti e militanti. Il movimento di estrema destra è stato azzerato anche su Instagram. Un duro colpo per l'organizzazione che ora deve affrontare non solo la difficoltà di propagandare le proprie iniziative e prese di posizione senza social, ma soprattutto la scelta di Facebook potrebbe rappresentare la fine della normalizzazione della presenza di CasaPound nel dibattito politico e nello spazio pubblico reale, non solo virtuale. Solo domenica il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa e numero due di Fratelli d'Italia interveniva alla festa nazionale del movimento aprendo le porte a Di Stefano e soci per un fronte sovranista unitario.

Ieri mattina CasaPound era in piazza sotto il palco di Giorgia Meloni e Matteo Salvini fuori Montecitorio a protestare contro la nascita del governo giallorosso, ma da nessun esponente di rilievo di Fratelli d'Italia e Lega è arrivato un segnale di solidarietà o una parola di indignazione per il ban da Facebook. Un segnale che impensierisce gli inquilini di via Napoleone III che ora iniziano a temere davvero lo sgombero del palazzo occupato che ha dato nome al movimento. Il clima è cambiato: i blitz estivi di Virginia Raggi per pretendere la rimozione della scritta sul palazzo occupato e ora l'estromissione  dai social network, ma soprattuto Matteo Salvini non è più ministro degli Interni e le priorità degli edifici da liberare nella capitale potrebbe essere stravolta.

Quel che è certo è che negli ultimi mesi alcuni gravi episodi hanno contribuito a cambiare la percezione del movimento di estrema destra, dopo che per anni CasaPound era riuscita a costruire un'immagine rassicurante della propria attività, nonostante le decine di denunce per aggressioni ed episodi di violenza. Prima la denuncia di uno stupro avvenuto da parte di due militanti nel pub-sede del movimento a Viterbo, poi il violento assedio alle famiglie rom in diversi quartieri della capitale, mentre il tribunale di Bari decideva che la sede del movimento in città doveva essere chiusa per "rischio di riorganizzazione del disciolto partito fascista" e perché qui venivano organizzati raid squadristi. Poi l'esclusione della casa editrice AltaForte dal Salone del Libro di Torino.

La scelta di Facebook di cancellare Forza Nuova e CasaPound dalle proprie piattaforme di social network è stata motivata non solo per la violazione della policy di utilizzo, ma soprattuto gli standard adottati e fatti rispettare servono allo scopo di "prevenire e interrompere l'odio offline". I "fascisti del terzo millennio" pagherebbero così le manifestazioni xenofobe contro migranti e rom, ma anche le denunce per aggressione. E ora si trovano a difendere il loro fortino apparentemente sempre più isolati.