È passato un mese da quando il vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega è stato ucciso con undici coltellate dal 19enne americano Finnegan Lee Elder. Insieme a lui c'era l'amico Gabriel Natale Hjorth, con il quale aveva deciso di trascorrere una serata di divertimenti a Trastevere. I due ragazzi californiani si trovano adesso detenuti nel carcere romano di Regina Coeli: Finnegan Lee è accusato di omicidio, mentre Gabriel Natale di concorso nello stesso reato. Le indagini sono ancora in corso, e il punto focale di tutta la vicenda riguarda l‘acquisizione dei video presenti in tutta la zona dove è avvenuto l'omicidio del carabiniere: a farne richiesta, gli avvocati di Finnegan Lee Elder, che ha dichiarato che i due militari non si erano identificati e di aver creduto di trovarsi davanti due pusher. Importanti saranno anche i reperti trovati nella stanza d'albergo dove si erano rifugiati i due ragazzi subito dopo l'uccisione di Rega: la scientifica dovrà analizzare le impronte digitali trovate nella camera dove è stato rinvenuto il coltello, nascosto nel controsoffitto, e sulle tracce ematiche intorno a esso. Per conoscere i risultati, ci vorrà del tempo.

 

Il primo incontro di Elder e Natale con Brugiatelli e la fuga col borsello

Tutto è cominciato la sera del 25 luglio, quando Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjort – due giovani californiani – in vacanza in Italia, hanno deciso di andare in giro per il centro di Roma. Gabriel Natale è arrivato a Roma con la famiglia di origini italiane e, quel sabato sera, è stato raggiunto da una telefonata di Finnegan Lee Elder – suo connazionale e amico negli Stati Uniti – che gli ha proposto di uscire insieme. A Trastevere, i due hanno avvicinato Sergio Brugiatelli e gli avrebbero chiesto a chi potevano rivolgersi per comprare un grammo di cocaina: l'uomo gli avrebbe indicato uno spacciatore, al quale si sono poi rivolti. Questo, però, gli avrebbe dato tachipirina tritata invece della droga. Gabriel Natale e Finnegan Elder si sarebbero accorti della truffa e avrebbero iniziato a litigare, ma sono stati interrotti da due carabinieri che, identificandosi e mostrando il tesserino, hanno provato a bloccarli. A quel punto tutti e tre, compreso Brugiatelli, si sono dati alla fuga. Non si sa come e non si sa quando, i due americani hanno preso lo zaino dell'uomo e sono scappati con esso.

 

Le telefonate con Brugiatelli e il ‘cavallo di ritorno' di Rega e Varriale

Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth tornano in albergo. Da qui ricevono la prima telefonata di Brugiatelli, che gli chiede indietro lo zaino, con chiavi di casa e documenti. Brugiatelli ha dichiarato di essere terrorizzato dai due ragazzi e di avere molta paura, soprattutto perché sui documenti c'era scritto l'indirizzo di casa e temeva ritorsioni. A una prima telefonata ne segue una seconda e poi una terza, quest'ultima effettuata in presenza dei carabinieri, prima quelli di Monteverde in divisa e poi con Rega e Varriale, intervenuti al posto dei colleghi. I due giovani chiedono, in cambio della restituzione dello zaino, cento euro in contanti e un grammo di cocaina. Non sanno che Brugiatelli ha deciso di presentarsi all'appuntamento con i due carabinieri in borghese. I due escono alle 2.48 del mattino e si dirigono verso il luogo dell'appuntamento. Nello stesso momento, Rega e Varriale sono in macchina con Brugiatelli. Parcheggiano la macchina vicino al luogo dell'incontro e si dirigono a piedi verso piazza Gioacchino Belli per incontrare i due americani, mentre Brugiatelli resta all'interno dell'auto.

 

L'omicidio del carabiniere con undici coltellate sferrate dal 19enne americano

Dopo qualche minuto, le urla. Mario Cerciello Rega ha ingaggiato una colluttazione con Finnegan Lee Elder, mentre Andrea Varriale cercava di bloccare Gabriel Natale Hjorth. Durante la colluttazione, Elder ha tirato fuori un coltello – con una lama di 18 centimetri – dalla tasca e ha iniziato a colpire il carabiniere: sono undici le coltellate inferte che ne causeranno la morte poco dopo. Appena si rende conto che il collega è ferito, Varriale lascia Natale e si getta su di lui, cercando di tamponare le lesioni e chiamando i soccorsi. I due americani, ne approfittano per scappare e rifugiarsi nella camera d'albergo. Inizialmente, Sergio Brugiatelli e Andrea Varriale avrebbero detto che a uccidere Rega erano stati due magrebini, versione ritrattata poi qualche ora dopo. Varriale ha dichiarato di non aver visto bene in viso i due giovani perché avevano il cappuccio della felpa calato sul viso, mentre Brugiatelli ha negato questa ricostruzione tramite il suo avvocato. Potrebbe essere indagato per favoreggiamento.

 

La fuga degli americani e l'arresto in albergo

I due americani si sono rifugiati nella loro camera d'albergo presa in affitto al lussuoso albergo Le Meridien, nel quartiere Prati: secondo le informazioni diffuse poi in giornata, si stavano preparando per lasciare l'Italia e scappare negli Stati Uniti. Portati entrambi in caserma, sono stati accusati di reati molto seri e pesanti: tentata estorsione, omicidio volontario, lesioni, porto ingiustificato di armi atte ad offendere, resistenza a pubblico ufficiale e varie aggravanti. Elder ha dichiarato di non sapere che i due fossero carabinieri e di aver paura di essere strangolato, mentre Natale ha spiegato di non sapere che l'amico avesse con sé un coltello. Il giudice non ha però creduto alla loro versione e ne ha disposto la custodia in carcere. Gli avvocati di entrambi i ragazzi – un pool composto da legali italiani e americani – hanno chiesto la scarcerazione al Tribunale del Riesame, che dovrà pronunciarsi probabilmente a settembre. Secondo alcune informazioni, inoltre, starebbero valutando di sottoporre Elder a perizia psichiatrica.

 

Carabiniere ucciso, su cosa si concentreranno le indagini

Un altro punto fondamentale, è l'esame delle prove rinvenute nella stanza d'albergo dove hanno alloggiato i due ragazzi: la scientifica ha trovato due coltelli, di cui uno – molto probabilmente quello usato per l'omicidio – nascosto nel controsoffitto e ancora sporco di sangue. Le analisi si concentreranno sulle impronte presenti sull'arma e nella stanza, e anche sulle tracce ematiche rinvenute. Per sapere i risultati, bisognerà attendere ancora diverse settimane. Gli avvocati della difesa hanno chiesto tutti i video presenti nella zona dove è stato ucciso Rega: secondo la loro versione, quella dei carabinieri non sarebbe stata una missione ufficiale e non si sarebbero identificati di fronte ai due giovani. L'Arma ha smentito questa ricostruzione, spiegando che Rega e Varriale erano stati autorizzati e che di ‘cavalli di ritorno‘ i carabinieri ne fanno diversi al giorno: quella, insomma, doveva essere normale routine. E invece ha avuto il peggiore degli epiloghi.