"Sergio Brugiatelli ha parlato di stranieri, ma non ricorda di aver mai parlato di magrebini": a rivelarlo in un colloquio telefonico con Fanpage.it è il legale dell'uomo, l'avvocato Andrea Volpini. Questa mattina, in una nota inviata alle redazioni dei quotidiani, Brugiatelli aveva spiegato di aver scritto "queste righe per rendere onore all'uomo valoroso che, con il suo lavoro di carabiniere ha salvato la mia vita e purtroppo perso la sua. Ai suoi familiari e alla sua giovane moglie vanno le mie sincere condoglianze". L'uomo scippato dai due americani accusati dell'omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega, ha rotto il silenzio attraverso una nota diffusa dal suo avvocato Andrea Volpini. Nel comunicato Brugiatelli ci tiene a precisare di non essere "un intermediario di pusher né, tanto meno, un informatore delle forze dell'ordine". Queste sono le uniche dichiarazioni trapelate al momento dall'uomo, che ha scelto di rimanere in silenzio in questi giorni respingendo qualsiasi tentativo di contatto con i cronisti giunti alla porta della sua abitazione in zona Portuense.

 

Secondo il racconto di Sergio Brugiatelli, i carabinieri sarebbero intervenuti subito per recuperare il suo borsello non perché lui fosse un informatore delle forze dell'ordine ma perché all'interno si trovavano sia i suoi documenti che le chiavi di casa. "Vivo con mio padre, che è molto malato, mia sorella e mio nipote. Ho avuto paura che potessero fare del male a me e soprattutto a loro" scrive Brugiatelli.

"Magrebini? Non si ricorda di averlo detto"

"Non si ricorda di aver detto che fossero due magrebini" ha affermato il legale di Brugiatelli in un colloquio telefonico con Fanpage.it, in risposta alle recenti dichiarazioni del comandante provinciale dei Carabinieri di Roma Francesco Gargaro in conferenza stampa. "Non voleva precisare che aveva messo questi ragazzi in contatto con un pusher, questa può essere stata la sua mancanza iniziale. Lui ha detto che si trattava di due persone con accento straniero". Per quanto riguarda invece l'appellativo "fratellino" che Brugiatelli, secondo le carte, avrebbe dato ad uno dei due americani, circostanza che poteva far supporre una conoscenza pregressa, il legale precisa che si tratta di un modo di dire tipicamente romanesco. "Non si conoscevano, non li aveva mai visti prima, era solo una battuta scherzosa che lui a fatto poiché si trattava di un ragazzo molto più giovane di lui".

"È sotto choc, al processo saremo Parte civile".

Sergio Brugiatelli sta molto male, è scioccato per quello che è successo. L'uomo non ha visto l'omicidio perché si trovava in macchina in una zona protetta ma ha sentito le urla e non riesce a dimenticare quei momenti. Per questa ragione l'avvocato ci comunica che probabilmente si costituiranno parte civile al processo contro Elder Finnegan Lee (20 anni) e Christian Gabriel Natale Hjorth​ (19), i due americani accusati dell'omicidio di Mario Cerciello Rega. "Lui è persona offesa per reato di estorsione al momento oltre che un testimone per questo pensiamo di costituirci parte civile per i danni subiti".