Antonio De Santis, assessore al Personale, Anagrafe e stato civile, Servizi Demografici ed Elettorali, è entrato in giunta lo scorso 16 gennaio. Uno dei tanti cambi nella squadra di governo di Virginia Raggi, che ha voluto l'ingresso di una persona di sua fiducia e che soprattutto già avesse avuto modo di farsi conoscere e apprezzare dai consiglieri e dal MoVimento come responsabile del personale alle dirette dipendenze della sindaca. Calmo e pacato, è allo stesso tempo una figura tecnica e politica: avvocato del lavoro e già consulente del gruppo parlamentare del M5s, lavora per lo più dietro le quinte ai suoi dossier, lontano dalla mischia e dalla polemica, ma è uno degli assessori più "politici" tra quelli in carica.

Negli studi di Fanpage.it abbiamo avuto modo di affrontare diverse questioni da quelle di competenza del suo assessorato e del lavoro svolto in questi anni a Palazzo Senatorio, alle questioni di politica generale a cominciare dal Salva Roma, che nella formula di Salva Comuni comincia oggi il suo iter parlamentare. "Il termine Salva Roma è improprio, l'unico ‘Salva Roma' è stato quello approvato dal governo Berlusconi su richiesta dell'allora sindaco Alemanno – argomenta l'assessore – Non si tratta di salvare Roma né di investire nuove risorse, ma solo di rinegoziare il debito con le banche contratto dalle precedenti amministrazione, un debito che ancora pesa sulle nostre spalle per 12 miliardi e che ancora i cittadini pagano. Peccato che questa vicenda è stata strumentalizzata dalla Lega in campagna elettorale facendo arrivare un messaggio sbagliato". 

E proprio l'alleato di Governo, all'opposizione nella capitale, non vede l'ora di conquistare il Campidoglio, come dimostrano i quotidiani attacchi del ministro dell'Interno Matteo Salvini alla sindaca Raggi. Alle ultime europee la Lega ha conosciuto un exploit di voti nella capitale, rafforzando il proprio consenso proprio in quelle periferie che nel 2016 hanno determinato con un voto plebiscitario l'elezione di Virginia Raggi e la vittoria del M5s. De Santis spiega la sua idea di governo, dicendosi sicuro che nei prossimi due anni i romani riconosceranno la netta discontinuità rispetto al passato: "Quando siamo arrivati abbiamo deciso di cambiare metodo, sradicando le cattive pratiche del passato. Abbiamo improntato tutta l'azione amministrativa al rispetto delle regole e a ristabilire la legalità e la trasparenza nell'iter amministrativo e non solo, dalle ville dei Casamonica abbattute alle case popolari occupate dagli Spada di cui siamo rientrati in possesso". "Si tratta di una nuova cultura che abbiamo seminato – continua De Santis – Una cesura netta rispetto al passato, un cambio profondo che lasceremo in eredità a chiunque verrà dopo, chiunque esso sia. Un cambiamento che nei prossimi due anni sono certo darà i suoi frutti".

Ma è soprattutto quando parla del suo lavoro quotidiano, quando entra nel vivo delle materie di competenza che il giovane assessore arrivato da studente fuori sede nella capitale e ora al vertice della macchina amministrativa, mostra la sua passione per la politica come "fatti". Rivendica con forza la firma del contratto decentrato per i 23.000 dipendenti capitolini, arrivato grazie all'intesa con le parti sociali e che ha sostituito "l'atto unilaterale" imposto nella trattativa con le parti sociali. Poi le nuove 4800 nuove assunzioni, lo svecchiamento del corpo della Polizia Locale e l'intervento sul precariato storico della scuola. Se il Movimento 5 stelle si è presentato come la forza politica contro i fannulloni e – spesso e volentieri – ostile ai dipendenti pubblici descritti come raccomandati, De Santis mostra tutta un'altra sensibilità sul tema: "Veniamo da un decennio in cui il dibattito culturale sulla pubblica amministrazione si è incentrato su tutti gli aspetti patologici all'interno dell'amministrazione. Noi abbiamo invece bisogno di capovolgere questo concetto, avviando percorsi meritocratici, aprendo un cantiere nuovo nella pubblica amministrazione, valorizzando le risorse a nostra disposizione. Per offrire servizi adeguati ai cittadini c'è bisogno sì di dipendenti che lavorano, ma soprattutto che lavorano bene e con entusiasmo, sentendosi coinvolti e non umiliati".