Come previsto il cosiddetto ‘Salva Roma' diventerà un provvedimento ‘Salva Comuni'. Movimento 5 Stelle e Lega hanno trovato un accordo per l'approvazione della norma inserita nel ‘dl Crescita' che, nelle intenzioni dei pentastellati, avrebbe dovuto trasferire parte del debito della Capitale alle casse dello Stato. Nell'emendamento proposto dai relatori e discusso in Commissione Bilancio alla Camera si stabilisce che 1,4 miliardi di euro di debito passeranno allo Stato. I mutui verranno rinegoziati a tassi migliori, almeno questa è la speranza, e i risparmi serviranno a istituire un fondo che verrà utilizzato per aiutare le città metropolitane in difficoltà.  Da una parte, quindi, l'emendamento prevede, come originariamente previsto dai 5 Stelle, che una parte del debito storico della Capitale passi allo Stato e dall'altra, per fare contenta la Lega e Matteo Salvini, vengono introdotte misure per aiutare tutti quei comuni in difficoltà economica. Questo come detto avverrà attraverso la rinegoziazione dei muti da parte del Mef e questo servirà per istituire un fondo "per il concorso al pagamento del debito dei comuni capoluogo delle città metropolitane".

La sindaca Virginia Raggi non ha ancora commentato in merito alla risoluzione della vicenda che aveva provocato non poche frizioni tra Lega e 5 Stelle. Se Matteo Salvini manteneva un punto fermo sulla non concessione di aiuti al solo comune di Roma, la sindaca Raggi, che aveva già annunciato la misura come sicura, era arrivata anche a protestare apertamente con il governo ‘amico': "Ci dicano cosa vogliono fare. La nostra pazienza è finita". Nel mezzo il botta e risposta tra il leader leghista e vice presidente del Consiglio e la prima cittadina, con quest'ultima che tentò di spiegare all'altro le virtù e i vantaggi del ‘Salva Roma' con le ormai note molliche di pane.

Fassina: "Emendamento irricevibile"

Per il consigliere comunale e deputato di Liberi e Uguali, Stefano Fassina, "l'emendamento sul debito dei Comuni e in particolare sul debito di Roma, presentato oggi dai relatori al cosiddetto Decreto Crescita, è irricevibile: colpisce la Capitale e sottrae, dal 2020 al 2048, 2,197 miliardi di euro alla gestione commissariale e, da previsione iniziale, al Bilancio ordinario del Campidoglio. È particolarmente grave che vengano sottratte al Bilancio di Roma anche le risorse derivanti dall'addizionale comunale all'Irpef, la più elevata d'Italia, versata dai romani. La previsione iniziale, stralciata dal Consiglio dei ministri, prevedeva un trasferimento del debito storico di Roma e dei relativi flussi al bilancio comunale. Lo scippo che si compie oggi vuol dire condannare la Capitale. Roma rimane, per la Lega, ‘ladrona' e da affondare. I M5S si smarchino e facciano prevalere l'interesse nazionale. Votino i sub-emendamenti che presentiamo subito".