Salario minimo, tutele sanitarie e copertura previdenziale. Sono questi gli obiettivi di una legge regionale che il governatore del Lazio Nicola Zingaretti ha annunciato voler portare in giunta entro il prossimo 28 giugno per tutelare i lavoratori della gig economy, prima di tutti i riders delle piattaforme di consegna a domicilio (Foodora, Glovo, Deliveroo ecc). Negli scorsi mesi i lavoratori delle piattaforme digitali hanno dato vita a proteste e scioperi. E se il tribunale di Torino no ha riconosciuto i riders come lavoratori subordinati, la battaglia è tutt'altro che conclusa e si annunciano nuove cause e contenziosi. Nella consapevolezza della necessità di un'iniziativa legislativa nazionale, la giunta regionale del Lazio ha deciso di intervenire nel limite delle sue competenze per garantire a chi ogni giorno consegna pizze, panini, sushi e quant'altro in bicicletta o motorino, quanti più diritti possibile.

Avete annunciato una legge regionale per tutelare i lavoratori della gig economy, a partire dai riders che effettuano consegne a domicilio per piattaforme come Deliveroo o Foodora. Con quali obiettivi?

In Italia ci vuole più innovazione. Ed importante che questo processo vada avanti non dimenticando la sfera dei diritti. Altrimenti il rischio è un insopportabile aumento delle disuguaglianze. L’innovazione deve andare di pari passo con i diritti: un grande tema che diventerà sempre più centrale. Noi realizzeremo nel Lazio una legge che promuova lo sviluppo digitale, ma che, al contempo, garantisca le tutele e i diritti ai lavoratori. Abbiamo messo nero su bianco le tappe: tra 10 giorni, avvieremo una consultazione pubblica attraverso il web. La consultazione si chiuderà il 14 giugno. L’obiettivo è portare in Giunta la proposta di legge entro il 28 giugno. Lo strumento a cui lavoriamo è un’anagrafe del lavoro digitale alla quale possano registrarsi sia le imprese che operano nella gig economy sia i lavoratori che offrono il proprio lavoro attraverso app digitali. La Regione si farà quindi garante di un patto tra lavoratori e aziende, da monitorare nel tempo.

In cosa consisterà questo patto?

Ci faremo promotori di stabilire, attraverso la contrattazione collettiva, un salario minimo da garantire ai lavoratori. Avvieremo quindi politiche di natura sanitaria e ci impegneremo per la copertura dei contributi per la previdenza e per le garanzie assicurative. Infine, per chi lo vorrà, ci occuperemo di formazione, affinché il “lavoretto” non diventi una trappola senza via d’uscita.

Le istituzioni locali in assenza di regole nazionali possono garantire diritti a chi non li ha, magari prefigurando una nuova azione legislativa?

C’è un protagonismo positivo dei territori, anche perché le istituzioni locali sono quelle su cui si riverberano più velocemente gli effetti dei cambiamenti. Penso alla carta dei diritti di Bologna o all’iniziativa avviata che dall’Emilia Romagna. Noi nel Lazio vogliamo su questo percorso la massima condivisione: per questo lanceremo la consultazione aperta sul web, per chiamare lavoratori, aziende, studiosi, semplici cittadini a contribuire all’elaborazione di una legge solida, innovatrice e condivisa. Ma è evidente che c’è un tema che va affrontato al livello nazionale. Il nostro è, quindi, anche uno stimolo: vogliamo innescare nel Paese un dibattito sul tema dei nuovi diritti legati alle nuove economie.

Rimane il nodo aperto se i riders siano o meno lavoratori dipendenti. L'ingresso in un contratto collettivo di lavoro – ad esempio quello della logistica – non li tutelerebbe maggiormente in una prospettiva futura?

La legge non si pone l’obiettivo di qualificare giuridicamente la tipologia contrattuale di questi lavoratori. Ciò non toglie che sarebbe certamente positiva una contrattazione nazionale e, quindi l’inserimento di questa categoria, oggi fantasma, dentro un contratto collettivo con garanzie ad hoc. Il percorso è possibile, richiede però uno sforzo da parte di tutte le parti sociali in campo e anche da parte dei datori di lavoro. Mi sembra che alcuni soggetti, dopo la sentenza Foodora, abbiano già dimostrato interesse ad allargare la sfera dei diritti. Sono quindi fiducioso.

La Regione Lazio si occuperà anche di verificare le reali condizioni di lavoro per chi opera per le piattaforme dell'economia digitale?

Noi mettiamo a disposizione la nostra rete sanitaria. Per esempio, penso che potremmo garantire ai rider controlli sanitari periodici. Ma sull’obiettivo stiamo già coinvolgendo anche istituti come Inail e Inps, perché tra gli elementi più drammatici oggi c’è la totale assenza di garanzie sul tema salute e sicurezza. Dobbiamo eliminare il paradosso di servizi ultramoderni con condizioni di lavoro ottocentesche.