La signora Gina ha novant'anni, vive in una casa popolare a Ponte di Nona. Il suo appartamento è completamente invaso dalla muffa, un ambiente  insalubre e nocivo per la salute: chiede aiuto ma nessuno l'ascolta. A Tor Bella Monaca, al civico 95 di via dell'Archeologia, l'ascensore è rotto dai primi di dicembre e anziani e disabili sono di fatto ristretti agli arresti domiciliari. Sono due delle storie che raccontiamo. Storie purtroppo che sono diventate la normalità per gli inquilini che vivono in una casa popolare nella capitale, in particolare modo per chi abita in un alloggio di proprietà del comune di Roma.

Vivere da queste parti è una lotta quotidiana per non perdere la propria dignità. Perché vivere senza ascensore quando si è una sedia a rotelle non è un "disagio", essere costretti ad abitare in una casa che è diventato un tugurio umido e fatiscente vuol dire perdere un diritto. E sono i cittadini più deboli che rischiano di essere declassati definitivamente ad abitanti di una città di serie b, quando la loro unica colpa è aver diritto a una casa popolare. Perché a vivere in queste condizioni il diritto diventa un bisogno, e se hai bisogno ti accontenti e ringrazi anche. E come se non bastasse a vivere in una delle vecchie borgate popolari della periferia storica o in uno dei quartieri nuovi fatti di torri e palazzoni addossati al Gra, si rischia di vivere anche uno stigma sociale, perché a San Basilio come a Tor Bella Monaca e non solo, la ritirata delle istituzioni ha lasciato un vuoto riempito dalle organizzazioni criminali con il loro welfare garantito dagli introiti delle piazze di spaccio.

 

Roma Capitale umilia i suoi cittadini non trattandoli come tali. Possibile che per avere i termosifoni accesi in pieno inverno gli abitanti di Villa Gordiani e Casal Bruciato siano costretti a scendere in strada mettendo di traverso i cassonetti dando fuoco a cumuli di legno? Tutto questo perché il comune non ha comprato il gasolio necessario a far partire le caldaie? Parliamo di quartieri periferici e storiche borgate dove il Movimento 5 stelle ha fatto il pieno di voti, ma dove dopo tre anni e mezzo di amministrazione di Virginia Raggi la vita non è migliorata neanche un po'.

Ma sarebbe troppo facile dare la colpa a quelli di adesso senza ricordarsi di quelli di prima. Risolto il problema dei baraccati, i quartieri popolari sono sempre di più andati somigliando a nuovi ghetti. Il processo di abbandono del patrimonio pubblico non è un fenomeno recente, andato di pari passo alla dismissione di ogni intervento pubblico efficace per il diritto alla casa, come testimoniano le 13.000 richieste di casa popolare a Roma che non hanno ancora ricevuto una risposta.

Chi si candida a governare dovrebbe avere un obbligo: venire qua a prendere appunti. Passare le sue giornate nei cortili con pazienza ad ascoltare e poi tornare ancora una volta per capire che succede, se qualche problema è stato risolto, se è tutto uguale. Lottare non "per" ma "con" le persone che qui abitano e che qui sono state abbandonate. Possibilmente prima che inizi la campagna elettorale e tutto diventa una promessa e una gara a chi la spara più grossa.