Notte tra il 18 e il 19 ottobre 2018. Una ragazza di appena 16 anni è distesa su un materasso in uno stabile abbandonato. Ha assunto molta droga, sta male e ha bisogno di un medico. È stata appena violentata da uomini molto più grandi di lei, che hanno approfittato del fatto che fosse praticamente incosciente. Nessuno chiama l'ambulanza che le avrebbe potuto salvare la vita. E così, la mattina del 19 ottobre, il corpo senza più vita di Desirée Mariottini viene rinvenuto nello stabile abbandonato di via dei Lucani. È morta a causa di un'insufficienza cardiorespiratoria causata da un mix di droghe. Inizialmente si dice che si tratta di una donna sui trent'anni, ma dopo qualche ora viene fuori la tremenda verità: Desirée aveva solo sedici anni. La commozione è tanta, così come lo scontro politico che si anima sulla morte della giovanissima è fortissimo, e chiama in causa lo stato di alcuni quartieri della capitale, la questione dell'immigrazione e le politiche di sicurezza.

Desirée Mariottini abitava a Cisterna di Latina con la famiglia e aveva problemi di tossicodipendenza. Da qualche tempo faceva uso di sostanze e se le andava a procurare a Roma. Nonostante i tentativi della madre e del padre di allontanarla da quel giro, continuava ad andare a Roma per procurarsi stupefacenti. Ed è così che dalla stazione Termini è poi arrivata al quartiere di San Lorenzo, fino allo stabile abbandonato di via dei Lucani. In quell'edificio, all'interno di un'area abbandonata frequentata da pusher e tossicodipendenti, Desirée era entrata insieme ad Antonella Fauntleroy, una ragazza conosciuta qualche settimana prima che, secondo i pm, le avrebbe venduto diverse volte la droga pur sapendo che era minorenne.

 

Il calvario di Desirée in via dei Lucani

All'interno dello stabile, Desirée ha fatto uso di un'ingente quantità di droga che le ha causato un'overdose. I pusher che incontra oltre a somministrarle droga, la violentano. Secondo la ricostruzione dell'accusa, sarebbero stati in quattro ad abusare di lei ‘mediante la costrizione delle braccia e delle gambe' mentre si stava sentendo male. Si tratta di Alinno Chima, Mamadou Gara, Yussef Salia e Brian Minthe. Chima, Gara e Minthe sono stati arrestati nemmeno una settimana dopo, mentre Salia è stato fermato a Foggia il 26 ottobre. Da allora, si trovano in carcere. Sono tutti accusati di omicidio volontario, violenza sessuale di gruppo e cessione di stupefacenti. Il 21 ottobre i giudici decideranno sul loro rinvio a giudizio. Ma non sono gli unici a essere in carcere: sono finiti dietro le sbarre anche Marco Mancini e Antonella Fauntleroy (accusati di aver venduto droga a Desirée) e Alexander Asumado, che avrebbe venduto stupefacenti ad altre persone presenti nello stabile.

 

Il processo per la morte di Desirée Mariottini

Nei giorni scorsi sono stati ascoltati i testimoni chiave del processo. Per loro è stato disposto l'incidente probatorio, in quanto sarebbero stati minacciati e aggrediti da amici degli imputati. Tutti hanno puntato il dito contro Chima, Gara, Salia e Minthe dicendo che sarebbero stati loro a violentare Desirée e a impedire di chiamare i soccorsi. "Meglio lei morta che noi in galera", avrebbe detto Salia mentre Desirée si stava sentendo male. Secondo l'esame del medico legale, la 16enne si sarebbe difesa fino all'ultimo, ma gli aggressori erano troppi e troppo forti per lei sola. Una barbarie, quella subita dalla povera Desirée, durata molto tempo, anche quando ormai non era più cosciente.

 

Durante l'udienza preliminare tenuta nei giorni scorsi, il legale di Yussef Salia ha depositato una denuncia contro i genitori di Desirée Mariottini per abbandono di minore. "Se lei fosse rimasta a casa non sarebbe venuta a San Lorenzo, e io non sarei in galera", ha dichiarato. Una denuncia che ha scatenato una forte ondata di indignazione vista la brutalità dello stupro di gruppo nei confronti di Desirée e la sua morte tragica.

 

Un anno dopo: cosa è cambiato?

È passato un anno dalla morte di Desirée Mariottini. Cos'è cambiato? A San Lorenzo non molto. Si continua a parlare di un progetto di riqualificazione di via dei Lucani e si sono tenuti più incontri tra i cittadini e l'amministrazione, anche alla presenza della sindaca Virginia Raggi. Il processo sta per iniziare e gli imputati per la sua morte potrebbero essere quattro. Ma, se non si deciderà in fretta, decadranno i termini per la scarcerazione: un anno nel loro caso, dato che sono accusati di un reato che prevede l'ergastolo. Il tempo continua a scorrere con le sue tappe e scadenze, ma non per Desirée: per lei le lancette si sono fermate a un anno fa, a soli sedici anni. Quando avrebbero dovuto continuare a scorrere per molto tempo.