Questa mattina abbiamo accompagnato la parlamentare di LeU Rossella Muroni e l'assessore del III Municipio Christian Raimo, all'interno del  Tmb Salario dell'Ama. contro la presenza dell'impianto di trattamento di rifiuti si terrà il prossimo sabato 6 ottobre un corteo, che vedrà in prima fila i cittadini esasperati che da 7 anni convivono con i miasmi provenienti dal Tmb, spaventati per gli effetti sulla salute del loro ingombrante vicino di casa. All'interno ho visto per la prima volta dal "vero", e non nei video "rubati" che anche Fanpage.it ha reso pubblici, la vasca dove si trovano 3000 o 4000 rifiuti solidi urbani, per farne poi Cdr da bruciare negli inceneritori e Fos (frazione organica stabile). All'interno del capannone il ventre che di continuo lavora i rifiuti dei romani: sminuzza, macina, separa con magneti, getti d'aria, enormi setacci. Nei momenti di emergenza i rifiuti sono arrivati a strabordare all'esterno, le paratie aperte per consentire agli operatori di lavorare. Come se non bastasse l'impianto è stato autorizzato come sito di "trasferenza": ovvero qui è stato autorizzato lo stoccaggio di rifiuti in attesa di destinazione: 300/400 tonnellate al giorno di media.

I comitiati chiedono che venga chiuso senza sé e senza ma, non vogliono sentire parlare di una gestione diversa dell'impianto: sono convinti di aver sofferto a sufficienza. Ma nonostante l'evidenza dei miasmi che invadono la zona, nonostante l'arrivo dei pm che hanno aperto un'inchiesta e il semplice buon senso che basta a capire come un impianto simile non è compatibile con un centro abitato, a maggior ragione se ogni volta che il ciclo dei rifiuti va in sofferenza viene trasformato in una discarica temporanea, per Roma Capitale ed Ama il problema sembra non esistere. L'assessora Montanari è arrivata a insinuare che i cittadini siano strumentalizzati politicamente ed esagerino con le loro rimostranze, affermando che non c'è nessuna puzza.

Uno dei responsabili dell'impianto che ci ha accolto candidamente ha spiegato di augurarsi che l'impianto possa presto raggiungere le 750 tonnellate di rifiuti lavorati ogni giorno, al posto dei circa 400, addebitando la puzza in primo luogo alla trasferenza. Per Ama infatti è tutto in regola, una versione dei fatti smentita dall'Agenzia Regionale per l'Ambiente (Arpa) che solo pochi giorni fa ha smentito le dichiarazioni dell'azienda proprietà al 100% di Roma Capitale con una nota durissima. Una nota il cui contenuto è stato approfondito e ribadito dal direttore dell'agenzia Marco Lupo: "L'Arpa non ha mai certificato l'assenza di cattivi odori. Più volte in queste settimane abbiamo letto dichiarazioni non vere. Noi abbiamo certificato numerose irregolarità, che abbiamo prontamente segnalato anche alla Commissione Ecomafie. I nostri controlli hanno fatto emergere anomalie di diverso tipo, come l'eccessiva quantità di rifiuti che una volta trattati si trasforma in scarti. Dovrebbe essere il 15% del totale, invece al Salario supera spesso il 60%". Ad essere messo in dubbio dunque è anche il corretto funzionamento dell'impianto.

Mentre lo scontro istituzionale si acuisce i cittadini sperano che la manifestazione di sabato possa essere davvero l'ultima, che dopo anni di promesse l'impianto venga chiuso, delocalizzato. Dopo aver visto i camion in fila e l'impianto a lavoro in un giorno "normale", quando c'è ancora posto nella "vasca" e non scaricano direttamente all'esterno, e aver ascoltato per giorni le sofferenze di chi le conseguenze di una vita vicino all'impianto le subisce ogni giorno, non c'è dubbio che la situazione va affrontata come un'emergenza: l'impianto va chiuso. Se questa può essere l'occasione per affrontare sul serio la crisi del ciclo dei rifiuti a Roma, per discutere degli investimenti necessari per una raccolta differenziata spinta e porta a porta (Ama ha promesso di superare il 70% entro il 2019 ma ad oggi siamo sotto il 40%) e dell'impiantisca necessaria, ben venga.