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Opinioni
4 Maggio 2017
15:25

Niam, morto sul Lungotevere durante una retata: servono vigili, non sceriffi

Dopo la morte di Niam, un ambulante senegalese di 53 anni deceduto durante un blitz della Polizia Locale, è necessario interrogarsi se alla capitale servano vigili urbani o sceriffi, e a quale costo vanno repressi fenomeni di illegalità strettamente legati a una condizione di povertà.
A cura di Valerio Renzi
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Antonio Di Maggio, classe 1952, è vice capo della Polizia Locale di Roma Capitale. Ha la fama di duro, ama più stare in strada a dare ordini ai suoi uomini, che stare seduto dietro una scrivania. Al suo comando gli agenti nucleo speciale Spe, sigla che sta per Sicurezza Pubblica ed emergenziale. L'unità è il risultato della progressiva estensione di poteri e mansioni dei vigili urbani, trasformatisi in veri e propri corpi di polizia.

Non solo più multe e paletta, ma anche sgomberi, interventi contro l'abusivismo commerciale, repressione del commercio ambulante. Situazioni di potenziale pericolo sotto il profilo dell'ordine pubblico ed estremamente delicate dal punto di vista sociale, riguardando per lo più soggetti deboli. Una trasformazione che il famigerato comandante, inflessibile e pronto ad usare il pugno duro incarna in pieno.

 

È proprio Di Maggio a dichiarare la totale estraneità dei vigili alla morte di Niam Maguette, il cittadino senegalese deceduto in circostanze da chiarire durante una retata dei caschi bianchi contro i venditori abusivi sul Lungotevere. Scappando dagli agenti, correndo con la sua merce è crollato a terra, molto probabilmente stroncato da un malore. Mentre la procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, e la città si interroga su quanto è accaduto, l'amministrazione annuncia una guerra senza quartiere agli ambulanti, una cosa è certa: se Niam non avesse dovuto correre a per di fiato per scappare dagli agenti non sarebbe morto. E qual è stata la colpa di Niam? Guadagnarsi da vivere vendendo merce per strada.

L'abusivismo commerciale è senza dubbio un reato secondo il codice, e il mercato del falso è alimentato dalle mafie. Ma a quale costo sociale, coinvolgendo per lo più soggetti deboli in stato di necessità, va represso? È già successo in passato che venditori ambulanti, per scappare dalle retate dei vigili, finissero sotto le ruote di una macchina o di un bus, se non nelle acque del Tevere. Ieri, mentre cominciavano a delinearsi i contorni della tragedia consumatasi sul Lungotevere, la pagina Facebook della Polizia Locale di Roma Capitale pubblicava un post in cui rivendicava il successo dell'operazione lanciando l'hashtag #decorourbano.

Il corpo di Polizia Locale alle dipendenze di Virginia Raggi non ha mostrato di certo una grande sensibilità istituzionale. Roma ha bisogno di posti di lavoro, assistenti sociali e un'opera di mediazione della conflittualità, o di reprimere costi quel che costi reati connessi strettamente a una condizione di povertà? I costi – per inciso – sono fatti anche di vite umane.

Dopo la morte di Niam è difficile non ricordare quando l'assessore al Commercio della giunta Raggi, Adriano Meloni, seguiva in scooter un blitz della Polizia Locale contro un gruppo di venditori abusivi. "Guardate scappano come gazzelle", aveva detto in diretta su Facebook ridacchiando compiaciuto. Come "gazzelle".

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