Giovedì 17 ottobre alle ore 21:25 andrà in onda su Nove ‘Il caso Vannini'. Un documentario, prodotto da ‘Stand by me', della durata di 90 minuti si propone di ripercorrere le tappe della tragedia, aggiungendo elementi inediti. Nel documentario, infatti, si potranno ascoltare per la prima volta alcuni passaggi delle migliaia di conversazioni telefoniche intercettate sulle utenze della famiglia Ciontoli e in mano alla Procura di Civitavecchia in questi anni. Materiale giudicato ‘non rilevante' e perciò mai arrivato a processo. La difesa della famiglia Vannini è entrata in possesso di queste conversazioni, attraverso un cd fornito dalla Procura, solo questa estate. Oggi sono state pubblicate da Il Fatto Quotidiano che, in un articolo a firma di Francesca Biagiotti, propone pezzi di intercettazioni sui punti più controversi del caso. Quelli su cui tutti si sono fatti delle domande. Come ad esempio se il luogo dove Marco è stato ucciso sia effettivamente il bagno.

Le intercettazioni inedite della famiglia Ciontoli sull'omicidio di Marco Vannini

C'è una conversazione di Viola Giorgini, la fidanzata di Federico Ciontoli assolta in entrambi i gradi di giudizio, che al telefono con un'amica ripercorre i momenti di quel 17 maggio. Aggiunge però un dettaglio nuovo, ovvero che le pistole sono state “appoggiate sul divano” tutto il giorno. Critica inoltre la famiglia Vannini, ‘colpevole di essere andata in tv' a porre domande sull’accaduto. In un'altra conversazione possiamo sentire Antonio Ciontoli parlare con il fratello Mauro appena due giorni dopo l'omicidio. La conversazione poi continua tra Mauro e il padre Salvatore. C'è poi l'intercettazione del figlio Federico mentre parla con uno zio.

La conversazione tra il padre e il fratello di Ciontoli: "Ma davvero stava in bagno?"

Partiamo dalla prima telefonata, quella tra Antonio Ciontoli e il padre Salvatore, e poi tra quest'ultimo e il fratello Mauro. I due discutono della vicenda fino a quando Salvatore chiede improvvisamente al figlio: "Ma una cosa, Marco stava nel bagno??". Qui calano alcuni secondi di silenzio, dove Mauro non risponde. Il padre dice qualcos'altro, dall'altra parte della cornetta Mauro rimane in silenzio. Allora Salvatore si affretta ad aggiungere: "Così mi ha detto no lo so… che è capitato nel bagno". Mauro borbotta qualcosa e poi cambia discorso. Nel processo nessuno ha mai messo in dubbio che il luogo dell'omicidio fosse il bagno. Eppure la madre Marina ha dichiarato più volte che Marco non si sarebbe mai fatto la doccia nudo davanti ad Antonio Ciontoli. Si tratta in effetti di un elemento strano, che però è stato assunto come verità durante dal processo e che quindi non si può più mettere in dubbio. La telefonata non è stata considerata rilevante ai fini delle indagini e non è stata ammessa al processo.

La conversazione tra Federico Ciontoli e uno zio: "Lo spruzzo del salotto chiama ricordi"

La seconda telefonata è invece quella tra Federico Ciontoli e uno zio. Subito dopo l'omicidio di Marco Vannini, erano diversi i parenti che andavano a trovarli a casa e che si fermavano a dormire la notte da loro. Federico, che la sera dell'intercettazione è invece andato fuori casa, ha chiamato uno zio per fare alcune raccomandazioni ritenute ‘strane' dagli inquirenti: "In salone ci sta quello spruzzo là…. Quel coso che spruzza il profumo…. eh se lo spegnete perché quello nella notte richiama i ricordi…. Papà e Martina la dormono, là (…) perché col fatto che quando spruzza il profumo ricorda". Le parole di Federico farebbero pensare che in salone sia successo qualcosa che ‘richiama dei ricordi' ad Antonio e Martina. Anche se non si capisce per quale motivo visto che, secondo la loro versione, a Marco hanno sparato in bagno.

La conversazione tra Viola Giorgini e un'amica: "Le pistole sono state in salotto tutto il giorno"

La terza telefonata è stata invece classificata ‘molto importante', ed è quella tra Viola Giorgini, la fidanzata di Federico Ciontoli, e un'amica. La ragazza inizia a parlare a raffica raccontando la prima versione (successivamente cambiata) fornita dalla famiglia Ciontoli, ossia che il colpo sarebbe partito da una pistola scivolata. Viola fornisce all'amica molti particolari, sia sulle pistole ("Antonio era convinto di averle scaricate tutte, solo una aveva il colpo in canna, ce n'era solo uno") sia sul perché Ciontoli sia entrato in bagno mentre Marco stava facendo la doccia. "Avevano un rapporto molto intimo, Antonio entrava sempre a fare pipì mentre Marco faceva la doccia". E parla anche dell'esame del medico legale ("L'autopsia confermerà tutto"). Poi, passa a criticare la famiglia di Marco Vannini che, nella figura della madre e del cugino del 20enne, erano andati in televisione a denunciare quanto accaduto. "Tuo cugino è appena morto e tu vai in televisione – dice la ragazza – È andato a Chi l'ha Visto dove gli hanno dato dei soldi. Pure la madre stava subito in televisione, io non mi sarei mai comportata così". Bisogna precisare che Alessandro, il cugino di Marco Vannini, non ha mai preso soldi (ovviamente) dalla trasmissione Chi l'ha Visto. Ma l'elemento importante che emerge dalla chiamata di Martina è che a un certo punto dice che le pistole erano state poggiate ‘tutto il giorno sul divano'. Non si dice come e perché sarebbero arrivate in bagno. Nemmeno quest'intercettazione però, è stata ammessa al processo.

L'omicidio di Marco Vannini

La storia di Marco Vannini e la sua tragica morte la conosciamo ormai tutti. Il giovane di Cerveteri è stato ucciso da un colpo di pistola sparato dal suocero mentre si trovava a casa della fidanzata a Ladispoli. Le urla di Marco durante le due telefonate al 118 (la prima è stata annullata) sono state ascoltate e hanno indignato l'Italia intera. Il ritardo nei soccorsi non lascia scampo a Marco che muore alle 3.10 del 18 maggio 2015 mentre si trovava a bordo di un elisoccorso per trasportarlo d'urgenza all'ospedale Gemelli di Roma. Da quel giorno inizia un calvario senza fine per i genitori di Marco, Marina e Valerio, orfani del loro unico figlio di soli 20 anni, in una notte che ha ancora troppi punti oscuri. In primo grado Antonio Ciontoli era stato condannato a 14 anni per omicidio volontario con dolo eventuale, mentre la Corte d’Appello di Roma ha derubricato il reato per il capofamiglia ad omicidio colposo con colpa cosciente, condannandolo a 5 anni. Ora l'attesa è per la Cassazione che si pronuncerà il 7 febbraio 2020.