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Mafia Capitale, perché la magistratura da sola non può risolvere i problemi di Roma

Un arcobaleno è comparso oggi pomeriggio sul Tribunale di Roma durante l’udienza del processo su mafia capitale. Da alcuni è stato accolto come un simbolo: la fine della tempesta, ritorno della quiete. Per cambiare pagina serve che si torni a discutere del futuro della città, del protagonismo dei cittadini: e questo non lo possono fare magistrati e pubblici ministeri.
A cura di Valerio Renzi
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Un arcobaleno è comparso oggi pomeriggio sopra l'austero edificio del Tribunale di Roma mentre era in corso la prima udienza del maxi processo per mafia capitale: 46 imputati tra politici, imprenditori, boss, criminali comuni e dirigenti della pubblica amministrazione. Un processo che si annuncia intenso e pieno di colpi di scena, con una rilevanza mediatica e politica fuori dal comune: l'avvocato di Massimo Carminati ha annunciato oggi che il suo assistito parlerà davanti ai giudici, mentre il ras delle coop Salvatore Buzzi ha intenzione di chiamare a testimoniare i big della politica romana e nazionale.

Quell'arcobaleno è stato interpreto da molti come la fine della tempesta e il ritorno della città alla normalità con l'avvio del processo. Ancora una volta in Italia alla magistratura e agli inquirenti viene affidato un ruolo salvifico, come se bastassero le eventuali condanne a mondare la città, la politica e la società da ogni peccato. Affinché la città si rialzi in piedi è necessario che la società si mobiliti, che dica la sua, che si torni a discutere del futuro di Roma: un compito che non si può delegare alle toghe, anche se è indispensabile che si prenda una volta coscienza che la mafia esiste ed è radicata ormai da decenni in forme diverse, dal controllo del territorio ai rapporti con la politica.

Se un merito però può averlo questo processo, oltre a stabilire le giuste responsabilità in quel verminaio di malaffare e corruzione venuto alla luce con l'inchiesta "Mondo di mezzo", è quello di mettere una volta per tutte la parola fine al negazionismo che per almeno due decenni, nonostante le prove evidentissime prodotte dalle inchieste in tribunale e dai colpi di pistola in strada, ha fatto dire a politici e magistrati che "a Roma la mafia non esiste". Invece a Roma le mafie esistono eccome: investono e inquinano l'economia, controllano interi territori della città, sparano e ammazzano, camminano per i corridoi dei palazzi del potere. Ci sono la mafia, la ‘ndrangheta e la camorra, ma c'è anche quella forma originale di organizzazione criminale, autoctona e con caratteristiche proprie, individuata con il nome di mafia capitale.

La cacciata di Ignazio Marino dal Campidoglio avviato una nuova fase per la città: si sbandiera ottimisimo, c'è bisogno di "fare" per voltare pagina, e con il Giubileo alle porte non c'è tempo di discutere. Così aspettando di tornare alle urne, seguendo il verbo del presidente del Consiglio Matteo Renzi, sono banditi gufi e piantagrane. E' "modello Milano", il "modello Expo": commissari straordinari e accentramento delle decisioni. A Roma invece c'è bisogno di politica e dibattito per far tornare la città a trovare una propria strada, una propria vocazione: cosa fare delle società municipalizzate? Quale sviluppo per il trasporto pubblico dopo lo scandalo della metro c? E i servizi sociali? La cultura perché non è al centro di un'idea di crescita della città? Roma e i suoi cittadini sono avviliti, sentono di non aver spazio per decidere, di dire loro, stretti dal vecchio adagio sinonimo di rassegnazione "è tutto un magna magna", e "dream team" paracaduti sul Campidoglio ma che non conoscono la città e i suoi problemi.

A Roma c'è bisogno d'immaginazione per ricostruire la città dalle macerie lasciate dalla politica ridotta a lobby e gruppi d'interesse, e per farlo è necessario che le piazze, le scuole, i condomini e i cortili siano invasi da persone che hanno voglia di immaginare il futuro della città. Sono gli abitanti di questa metropoli senza bussola che hanno il compito di salvarla. Nessuno può farlo al posto loro.

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Giornalista pubblicista e capo area della cronaca romana di Fanpage.it. Prima di arrivare a Fanpage.it ho collaborato su il manifesto, MicroMega, Europa, l'Espresso, il Fatto Quotidiano. Oltre che di fatti e politica romana mi occupo di culture di destra e neofascismi. Ho scritto per i tipi di Edizione Alegre "La politica della ruspa. La Lega di Salvini e le nuove destre europee" (2015) e per Fandango Libri "Fascismo Mainstream" (2021).
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