Oggi (ieri ndr) avete presentato EUREKA!, manifestazione di cultura scientifica diffusa in tutta la città, che coinvolge enti di ricerca e di formazione, associazioni e istituzioni culturali. Intelligenza artificiale, big data, neuroscienze. Le nuove tecnologie stanno già cambiando il nostro mondo eppure la divulgazione della cultura scientifica in Italia è ancora marginale. Perché?

La cultura scientifica è uno degli elementi fondamentali della nostra cultura nel suo insieme. Il paese soffre del fatto che continua a considerare, e ha considerato lungamente, la scienza come una cosa secondaria. Stiamo lavorando per superare questo atteggiamento con un insieme di iniziative molto ricche che costituiscono questi giorni di promozione della cultura scientifica. Questo significa anche chiamare la comunità scientifica a partecipare come comunità nel suo insieme, impegnata nel dialogo con le istituzioni e con la società nel suo insieme.

Cosa rimane della grande intuizione dell'Estate Romana di Renato Nicolini? In questi anni la storica manifestazione sembra aver perso la sua centralità nelle politiche culturali della città, per questo avete scelto di investire di più nel 2019?

Quest'anno stanziamo più fondi per l'Estate Romana con un incremento consistente del 60% dei fondi per i progetti annuali, passiamo da 500 a 800mila euro. Renato Nicolini inventò l'Estate Romana in un momento preciso, quando le piazze erano occupate dalle manifestazioni il sabato con scontri di piazza e la città aveva paura di vivere gli spazi pubblici. Nasce come strumento per riappropriarsi della vita della città attraverso la cultura, oggi riappropriarsi della città non ha più le stesse caratteristiche che aveva negli anni Settanta, per questo noi abbiamo fatto un lavoro molto orientato con l'Estate Romana per incentivare lo sviluppo di attività culturali nelle zone lontane dal centro. Chi abita lontano dal centro della città a Roma, a differenza di qualunque altra città in Europa, ha meno opportunità di vivere la vita culturale. La nostra Estate Romana risponde ai bisogni della città così come è oggi.

Si è battuto contro l'idea dell'ex ministro Franceschini dell'ingresso a pagamento al Pantheon. Lei insiste sempre sulla necessità di pensare i monumenti, i musei, le ricchezze della città come a disposizione prima di tutto per i romani e chi la città la vive, e non solo come una risorsa turistica. Come si fa?

La partecipazione alla vita culturale è un diritto di tutti i cittadini, se noi trasformiamo tutti i luoghi più importanti e pregiati della città esclusivamente in attrattori turistici ,quindi con un biglietto a pagamento, facciamo uscire dalla vita delle persone la possibilità di entrarvi. Invece di decidere di entrare al Pantheon passeggiando in centro, si passerebbe a visitarlo in modo programmato. Ciò che ci dicono tutti gli indicatori, le esperienze in tutto il mondo, non solo a Roma, è che un rapporto equilibrato di fruizione del proprio patrimonio culturale, aumenta i livelli di coesione nella società. Per questo io difendo questa funzione nel centro storico e fuori.

Ha cominciato a lavorare nel mondo della cultura durante le amministrazioni di centrosinistra. Di quella stagione il lascito più importante della città delle istituzioni culturali diffuse, anche nelle periferie, penso al circuito delle biblioteche e ai teatri di cintura, non a caso ha deciso di rafforzare questi presidi…

L'istituzione delle biblioteche nasce nel primo mandato Rutelli e i teatri di cintura arrivano un po' dopo. Abbiamo riconosciuto il valore di quelle intuizioni e allo stesso tempo fatto un grande passo avanti. Da istituzioni lasciate al margine le abbiamo messe al centro di una strategia. Oggi le biblioteche civiche sono il luogo in cui tutte le istituzioni culturali sono chiamate a programmare delle attività, proprio perché sono i luoghi lontani dalle istituzioni culturali del centro ma sono vicine a dove abitano le persone. Li ci si incontra perché c'è il teatro, ci sono dibattiti, c'è musica, si sta insieme. In gergo si chiama capitale sociale, cioè aumenta le relazioni tra le persone, e le relazioni di convivenza pacifica tra le persone sono le condizioni per uno sviluppo sociale ed economico equilibrato. In una società che ha paura di tutto è una funzione fondamentale .

Veniamo in ultimo alla più stretta polemica politica. Perché il ministro dell'Interno Matteo Salvini ogni giorno attacca la vostra amministrazione?

La quotidianità degli attacchi dimostra il fatto di essere strumentale a una campagna elettorale, dopodiché la verità è che se il ministro degli Interni si occupasse di fare il ministro degli Interni, che non è solo fare il poliziotto, ma è fare molto di più, farebbe bene al Paese. Non lo fa, si diverte a fare campagna elettorale, ognuno ha le sue preferenze.