In politica si sa, è il tempo è tutto. E centrodestra e centrosinistra, dopo aver dato per spacciata la sindaca di Roma Virginia Raggi quel tempo lo stanno mancando. Da una parte la Lega con Matteo Salvini che continua a supplire alla mancanza di un nome forte da schierare sulla città, facendosi selfie tra cassonetti dell'immondizia e gabbiani; dall'altra il Partito Democratico che è ancora in alto mare, prima preso in ostaggio da Carlo Calenda, poi in deciso se fare o meno le primarie, mentre si prova a capire se il nome di Enrico Letta è davvero disponibile. E allora la sindaca che sembrava ormai destinata a un cupio dissolvi, a campicchiare fino alla fine del mandato, torna al centro della scena per il semplice fatto che al momento è lì, sola.

Dopo essersi schernita per settimane è infine uscita allo scoperto: la sindaca Virginia Raggi vuole la candidatura per tentare il secondo mandato, e già c'è chi lavora all'ipotesi di una lista civica che possa affiancare il simbolo con le 5 stelle che sembra aver perso molto del suo appeal. Ora bisogna rimuovere l'ostacolo più grande: il limite dei due mandati, su cui però è arrivato il semaforo verde del reggente Vito Crimi. A quel punto Raggi potrebbe sperare di essere ricandidata d'ufficio in quanto sindaca uscente, senza passare per le forche caudine delle votazioni online, il cui esito potrebbe essere tutt'altro che scontato in una base di attivisti ed eletti sempre più rissosa e balcanizzata.

Il messaggio che dal Campidoglio viene rilanciato ossessivamente è solo uno: la città è meglio di prima, ma il nostro lavoro è appena all'inizio dateci ancora fiducia. La strada di Raggi, risultati elettorali e sondaggi alla mano, è tutta in salita, ma più gli avversari balbettano a mettere in campo una proposta che i cittadini possono capire, oltre i retroscena che non interessano nessuno se non gli addetti ai lavori, più il Movimento 5 Stelle in generale e Virginia Raggi in particolare possono recuperare terreno.

A essere messo maggiormente in difficoltà da una ricandidatura di Virginia Raggi sarebbe il centrosinistra, lanciato in un'opposizione dura in tutta la città ma che spera di poter stringere un accordo al secondo turno per battere Lega, Fratelli d'Italia e soci. Marciare divisi per colpire uniti: una strategia che sarebbe più difficile se a guidare il Movimento fosse la sindaca uscente contro cui ogni giorno non si risparmiano attacchi anche aspri. Rimane poi il nodo di come costruire candidature e coalizione: da più parti si continuano a invocare le primarie, un processo di discussione bloccato dall'emergenza coronavirus che potrebbe far saltare anche le consultazioni. I rischi che un nome "calato dall'alto" dalla segreteria nazionale del PD scontenti tutti, alleati e partito romano, però è molto alto. Ma soprattutto: quale nome?

La Lega di Matteo Salvini deve fare i conti con un alleato ingombrante e in forte crescita. Fratelli d'Italia naturale il candidato a sindaco di Roma gli spetti solo che, in assenza di Giorgia Meloni, sul terreno rimarrebbe Fabio Rampelli, che esprime una destra ben radicata in città, ma che forse oltre ai confini dei consensi consolidati non è in grado di essere particolarmente attrattivo. Troppo identitaria E in un'elezione che si gioca tutta nella conquista dell'elettorato in uscita dal Movimento 5 Stelle potrebbe essere fortemente penalizzante vanificando quel vantaggio che le destre hanno sulla carta.