Quando la testa raggiunge via Cavour la coda ha da poco lasciato piazza Vittorio. Che il corteo delle donne lanciato dal movimento Non Una di Meno nella capitale sarebbe stato grande si capiva dall'inizio quando, all'orario di convocazione la piazza era già gremita. Evento inusuale per una città abituata a viaggiare in ritardo. Che alla fine le presenze sarebbero state 50.000 però non se lo aspettava nessuno. Una giornata di sciopero e una mobilitazione per l'8 marzo contro la violenza sulle donne, per l'autodeterminazione e un cambio radicale in una società ancora declinata al maschile, ma anche contro il Dl Pillon in discussione in parlamento. Un provvedimento definito "medievale" e "oscurantista" che mira a modificare il Diritto di famiglia, e che porta il nome del senatore della Lega Simone Pillon, punto di riferimento della galassia pro vita e no gender.

La manifestazione in via Cavour, foto @DinamoPress
in foto: La manifestazione in via Cavour, foto @DinamoPress

Tante le giovanissime, studentesse delle scuole o ai primi anni di università, che si mischiano ai capelli bianchi. In apertura una striscione con su scritto "Spazi, diritti, libertà lo sciopero femminista invade la città". Chiedono maggiori investimenti nei consultori, l'apertura di nuovi spazi di partecipazione per le donne e il riconoscimento e la tutela di quelli che ci sono già, come la Casa Internazionale delle Donne e La Casa delle donne Lucha y Siesta, la prima a rischio di chiusura per una scelta del comune di Roma, la seconda a rischio sgombero perché Atac vuole vendere lo stabile che occupa. In migliaia indossano i ‘panuelos' fucsia, fazzoletti stretti attorno al collo e sul viso simbolo della lotta delle donne argentine per una legge che legalizzi l'aborto.

Il nuovo movimento femminista a sedimentato in questi anni di mobilitazione, o di "agitazione permanente" come recita lo slogan di Non Una di Meno: mentre i femminicidi e le violenze degli uomini contro compagne, figlie, mogli, fidanzate continuano ad aumentare, una nuova cultura delle relazioni tra generi e degli affetti cresce nella società, spesso ignorata dai media. Ma chi ha osservato con attenzione cosa si muoveva ogni giorno dal Nord al Sud, in migliaia di assemblee, sit-in, manifestazioni, non si stupisce della marea che oggi ha invaso Roma. Un messaggio di cui anche la politica e i partiti, che tendono a ricordarsi delle donne solo dopo qualche tragico fatto di cronaca o proprio in giornate come l'8 marzo, dovrebbero cominciare a tenere conto.