Il mondo accademico si è stretto intorno al dolore della famiglia del professor Andrea De Luca, infettivologo, tra i massimi esperti del virus Hiv nel Mondo. L'Università di Siena, dove De Luca dirigeva il Dipartimento di Biotecnologie mediche, è in lutto per quella che ha definito "una grandissima perdita nell'ambito dell'infettivologia globale". Fanpage.it ha intervistato un suo collega, Maurizio Zazzi, professore di Tecniche di laboratorio Biomedico, che ha lavorato in stretto contatto con lui prima della sua tragica scomparsa.

Quando ha conosciuto il professor De Luca?

Ho lavorato con lui dalla fine degli anni '90, abbiamo iniziato a fare delle cose insieme quando era ancora a Roma, poi nel 2011 è arrivato all'Università di Siena e da allora c'è stata un'integrazione estremamente importante e una complementarietà con la mia attività di laboratorio. Il primo contatto è avvenuto quando mi mandò una mail che che riguardava le mie pubblicazioni e già da quella comunicazione mi ero fatto un'idea su come fosse una persona curiosa, che va al di là della sua area di competenza.

In cosa consiste il suo lavoro di ricerca e quali sono i suoi studi più importanti, con pubblicazioni a livello internazionale?

De Luca è stato un professionista di malattie infettive e ha coperto tutto il campo dell'infettivologia. I settori che ha portato avanti in modo efficacissimo a livello di ricerca riguardano in particolare l'infezione da Hiv, l'infezione da virus epatitici, in cui ha raggiunto risultati di eccellenza internazionale, in particolare tutto quello che riguarda gli studi volti a migliorare l'efficacia della terapia. È stato uno studioso assolutamente di primissimo piano a livello internazionale, faceva parte di molto consorzi di ricerca e in diversi di essi rappresentava l'Italia nel Mondo. Fondamentali i suoi studi nella resistenza ai farmaci antivirali, perché i virus nel corso del tempo hanno la capacità dei cambiare, diventando resistenti ai trattamenti terapeutici. Le sue numerose pubblicazioni a livello internazionale sono citatissime, anche per quanto riguarda gli aspetti di tossicità della terapia, ossia gli affetti indesiderati e clinici da considerare affinché la terapia vada a segno senza danneggiare l'organismo. Importante anche lo studio della Genetica dell'ospite, ossia come ogni persona fa un'esperienza di malattia diversa dalle altre, a seconda delle nostre caratteristiche individuali genetiche,  uno dei settori più complessi da studiare. De Luca ha dimostrato grandissimo impegno nel sostenere la ricerca svolta ai paesi in via di sviluppo, era uno dei referenti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, faceva parte della stura delle linee guida di terapia per l'Africa dov'è andato varie volte e per le terapie sulle resistenze a livello mondiale con progetti specifici.

Che tipo di persona era De Luca a livello professionale e umano con i colleghi?

De Luca era brillante, instancabile e insostituibile. È riuscito a fare una ricerca di eccellenza assoluta, in un contesto nel quale la sua priorità erano i pazienti. Tra le sue grandi caratteristiche c'è sempre stata quella di andare al di là della propria disciplina, con lui è stato facile e naturale integrarsi. E' stato un collega sempre corretto e punto di riferimento fondamentale, un grande privilegio e una grande occasione per il laboratorio. Iniziava a lavorare la mattina, confrontandosi con i suoi infettivologi, poi faceva i suoi giri con tutti gli impegni della giornata. Non dimenticherò mai come spesso la sera prima di andare via, con la stanchezza addosso del lavoro, passava a trovarmi, perché gli era venuta in mente qualcosa di nuovo da fare, qualche domanda scientifica, non si fermava mai era fonte continua di stimolo a livello lavorativo. Ciò che mi rende felice è vedere come i suoi studenti abbiano assimilato il suo approccio verso la ricerca e verso i pazienti.

Com'era con i pazienti e gli studenti?

De Luca amava i suoi ragazzi e i suoi ragazzi amavano lui. Un ricordo bello che poterò con me è la dolcezza con la quale parlava dei progressi dei suoi studenti. Era convinto, come lo sono io, che tutti i sacrifici, e l'impegno profuso nel lavoro era in grado di portarli avanti pensando a loro e alle competenze che gli avrebbe lasciato. Con i ragazzi mi ha colpito molto la sua umanità nel modo di interagire sia con suoi ragazzi che con i pazienti: era autorevole ma mai autoritario, metteva a suo agio chiunque. Sono tantissimi i messaggi che stiamo ricevendo in questi giorni di pazienti che ricordano De Luca con affetto. La sua era una capacità di entrare in empatia e in sintonia con i pazienti molto rara da trovare.