La procura ha respinto la proposta di patteggiamento avanzata dai legali di Pietro Genovese a due anni e sei mesi di reclusione con pena sospesa. Il giovane, che la sera del 22 dicembre 2019 ha travolto e ucciso le due sedicenni Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli, potrà comunque accedere – nel caso la sua richiesta venisse accettata – al rito abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo della pena. Come riportato da Il Corriere della Sera, se la richiesta di Genovese fosse stata accettata non solo il giovane non sarebbe finito in carcere, ma non avrebbe dovuto nemmeno fare i servizi sociali.

Genovese a 90km/h e con un tasso alcolemico di 1,4

Una pena, che se fosse stata accettata, sarebbe stata molto leggera. Troppo per la procura, visto il comportamento di Genovese la sera dell'incidente. In primo luogo la velocità alla quale viaggiava, stimata intorno ai 90 chilometri orari, quasi il doppio del limite consentito su Corso Francia. Secondo, il tasso alcolemico nel sangue del 21enne, di 1,4: il triplo di quello consentito per legge, dato che Genovese – essendo neopatentato – avrebbe dovuto essere a 0. Terzo, il fatto di aver usato il cellulare mentre era alla guida per aver mandato dei video ad alcuni amici. Un comportamento giudicato non compatibile con l'istanza presentata dai legali del giovane.

Le perizie di accusa e difesa

Nei giorni scorsi è stata depositata la perizia sul luogo dell'incidente dall'avvocato della mamma di Gaia, Franco Moretti: secondo la relazione tecnica, Gaia e Camilla avrebbero attraversato sulle strisce pedonali con il semaforo verde, e la colpa del sinistro sarebbe da imputare solo a Pietro Genovese. Diversa invece la tesi della difesa che punta sul fatto che le due giovani avrebbero attraversato lontane dalle strisce, con il semaforo rosso e scavalcando il guardrail.