Gaia e Camilla stavano attraversando sulle strisce pedonali, e Pietro Genovese non le avrebbe investite se avesse rispettato i limiti di velocità. Questa la conclusione cui è giunta la perizia di parte nell'interesse delle parti offese, Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli. Nel documento si legge che "il sinistro sarebbe stato comunque evitato se l'agente fosse stato in condizioni di piena efficienza psicofisica e avesse anche ecceduto oltre il limite giuridico, ma non fino all'abnorme valore di 90/95 km/h". Insomma, se Genovese non avesse comunque rispettato i limiti avrebbe dovuto vedere le due ragazze e frenare in tempo: ma dato che li aveva superati quasi del doppio, non è riuscito a evitare l'impatto con le due sedicenni che stavano attraversando la strada. Secondo quanto stabilito dalla perizia, la situazione del ragazzo è ulteriormente aggravata dal fatto che al momento dell'impatto ha inviato quattro foto a diversi amici nelle chat su WhatsApp.

"Gaia e Camilla erano sulle strisce"

"L’investimento è avvenuto sulle strisce pedonali come dimostrano le seguenti considerazioni logiche – si legge sulla perizia depositata oggi dal legale della famiglia di Camilla, Cesare Piraino – Data la velocità accertata di 90/95 km/h, date le caratteristiche di altezza e di peso delle due ragazze e date le caratteristiche dell’auto condotta dall'indagato, la posizione del corpo di Camilla Romagnoli può derivare solo da un investimento sulle strisce pedonali". Il corpo di Gaia Von Freymann è stato invece rinvenuto in una posizione differente. Secondo la perizia, l'unico motivo per il quale la sedicenne era in una posizione di quiete differente da quella dell'amica, è perché è stata investita successivamente anche da altre auto che l'hanno sbalzata più lontano.

Genovese alla guida in stato di ebrezza

L'incidente quindi, sarebbe da imputare ‘esclusivamente a Pietro Genovese', mentre le due ragazze si sarebbero comportate diligentemente e senza dolo, attraversando sulle strisce e con il verde. La perizia aggiunge che ‘il soggetto, di età inferiore a 21 anni e già protagonista di eventi sinistrorsi, ha ritenuto di porsi alla guida a velocità abnorme in condizioni di ebrezza alcolica. Il lungo protrarsi della fase post collisione, senza che il soggetto manifestasse un pur tardivo ravvedimento rispetto il comportamento fino a quel momento tenuto, amplifica fino all'estremo la colpa".