L'ultimo atto è arrivato e, nonostante la battaglia dell'opposizione e dei sindacati fuori e dentro l'aula del consiglio comunale, la giunta di Virginia Raggi ha proceduto con la liquidazione di Roma Metropolitane, la società cento per cento pubblica e di proprietà del Campidoglio che ha per 15 anni progettato e presieduto alla realizzazione delle nuove linee di metropolitana nella capitale. Una scelta questa che mette a rischio il futuro già incerto della prosecuzione dei lavori della Linea C. E già, perché Roma Metropolitane rappresenta la centrale appaltante della terza linea di metropolitana della città e la nomina di un liquidatore, incaricato di svolgere solo le pratiche correnti senza nessun potere di intervento decisionale e strategico, potrebbe rappresentare la definitiva ragione di ulteriori ritardi e di costi nella ultimazione dell'opera. Per non parlare poi delle ripercussioni sull'esecuzione dei lavori di ammodernamento delle linea A e B (per cui sono in ballo diecine di milioni di euro), e sulla  prosecuzione della linea B1. Dal Campidoglio hanno ostentato sicurezza e la Sindaca e gli assessori si sono profusi in rassicurazioni, ma la partita è tutt'altro che semplice. A testimoniarlo la lettera inviata da Virginia Raggi al premier Giuseppe Conte, in cui la Sindaca informa il premier di un dettaglio non da poco: la tratta Fori Imperiali piazzale Clodio, secondo i desiderata di prossima realizzazione, costerebbe ben 2 miliardi e mezzo in più del previsto.

Per evitare un empasse che vorrebbe dire ulteriore spesa di soldi pubblici e incertezza sul futuro di un'opera considerata strategica, da più parti si indaca la strada della nomina di un Commissario Straordinario da parte del Governo. Secondo quanto stabilito dal Decreto Sblocca Cantieri “per l’esecuzione degli interventi, i Commissari straordinari possono essere abilitati ad assumere direttamente le funzioni di stazione appaltante e operano in deroga alle disposizioni di legge in materia di contratti pubblici". A sostenere che, arrivati a questo punto, la nomina di un commissario possa essere la soluzione c'è anche l'avvocato Luisa Melara. L'ex presidente del CdA di Ama, che ha sbattuto la porta dopo appena cento giorni di lavoro lanciando un durissimo atto di accusa contro l'amministrazione pentastellata, ha svolto il ruolo di consulente legale di Roma Metropolitane. "La nomina di un commissario da parte del Governo – spiega Melara – sarebbe la soluzione per garantire l'ultimazione dell'opera nei termini previsti, perché verrebbe meno l'intermediazione o l'interferenza dell'amministrazione locale, e il contenimento della spesa pubblica che oggi subisce l'effetto lievitante a causa dei continui arresti, sospensioni e conflittualità sempre con l'amministrazione locale. La scelta di liquidare Roma Metropolitane è stato un atto miope da parte della proprietà pubblica, una scelta dettata dalla erronea convinzione giuridica che il liquidatore potrà agire secondo le indicazioni del Campidoglio con poteri assoluti che possono concretarsi nell'assunzione di ulteriori rischi di impresa. Ho buone ragioni di ritenere che la liquidazione di Roma Metropolitane si tradurrà per il suo Socio unico Roma Capitale in un ‘bagno di sangue'".

Ma la liquidazione di Roma Metropolitana era una strada obbligata? Su questo non ha dubbi: "Assolutamente no. Si è scelta la strada più comoda e soprattutto più certa per licenziare – come presto accadrà – cinquanta/sessanta persone e quindi per assicurare il risultato di dissoluzione del rapporto di lavoro anche in caso di contenzioso. Non solo questa amministrazione comunale si era impegnata a risanare l'azienda che, ricordiamolo, non ha un bilancio approvato dal 2014 e non da ieri, ma anche a riassorbire il personale in esubero in altre municipalizzate a iniziare da Atac. Io e il resto del management abbiamo lavorato esattamente in questa direzione su un mandato chiarissimo scritto nero su bianco, poi c'è stata l'improvvisa inversione di rotta". Il Piano Industriale – approvato seguendo le indicazioni delle delibere del 2018 che la maggioranza aveva approvato in direzione della razionalizzione  di Roma Metropolitane – prevedeva il raggiungimento dell'equilibrio economico-finanziario nel 2020, alleggerendo la struttura aziendale senza disperdere però fuori dalla macchina capitolina personale qualificato e con un know how importante su specifici ambiti.  L'attuazione del piano industriale prevedeva poi l'assunzione di precise responsabilità da parte di Roma Capitale, con la tempestiva adozione di atti "dovuti" che però non è mai avvenuta.

"La liquidazione di Roma Metropolitane è uno dei sintomi più evidenti dell'improvvisazione con cui sta agendo la maggioranza quando si tratta di programmare l'azione amministrativa in ambito societario e aziendale – continua l'avvocato Melara, ancora una volta durissima verso il Campidoglio – Per scegliere la strada più semplice oggi, si mette a repentaglio un'opera strategica per il futuro della città. La Linea C della metropolitana di Roma non è una questione che riguarda l'amministrazione Raggi, ma miliardi di investimenti pubblici. Già tanti errori sono stati fatti in passato su quest'opera, come testimoniano le inchieste e i contenziosi, non si può più sbagliare ne va della credibilità delle istituzioni di fronte ai cittadini".