Decine di persone sono già in fila dalla notte, si sono riscaldate accendendo fuochi, bevande calde portate nei termos e coperte. Via Teofilo Patini è una stradina dove non c'è nulla in zona Tor Cervara, alla periferia Est della città. Qui c'è l'ufficio immigrazione della Questura di Roma, e già la sua disposizione nella geografia urbana racconta di un buco nero dove ogni cosa avviene lontano da occhi indiscreti. Rinnovare il permesso di soggiorno è un calvario, il personale non parla inglese o francese e i mediatori sono pochi, pochissimi. In tanti si assiepano fuori e dentro, tra loro un ragazzo che abbiamo deciso di seguire grazie alla segnalazione dell'associazione AlterEgo – Fabbrica dei diritti. Sono loro, giovani legali ed attivisti che, insieme all’associazione A Buon Diritto, tentano di denunciare cosa accade qua.

Jamal – il nome è di fantasia, è un ragazzo di 24 anni proveniente dalla Nigeria arrivato in Italia nel 2013. Ha fatto richiesta di protezione internazionale ma la sua domanda è stata respinta, così ha fatto ricorso e, dalla città del Sud dove aveva fatto istanza passando un anno e sei mesi in un Cas, si è spostato a Roma nella speranza di trovare maggiori opportunità nella capitale. Per la legge Jamal ha tutto il diritto di trovarsi legalmente sul suolo italiano, ad avere una residenza e a vedersi rinnovato il permesso di soggiorno temporaneo, in attesa della sentenza definitiva, così da poter anche lavorare.

Il ragazzo, e come lui tanti altri, si trova intrappolato in una situazione paradossale. Jamal ha diritto a vedersi rinnovato il permesso di soggiorno temporaneo, ma per farlo serve una residenza. E qui arrivano i problemi: non ha una casa. Per chi si trova nelle sue condizioni e non ha fissa dimora, il comune di Roma ha sancito la possibilità di stabilire la propria residenza fittizia in via Modesta Valenti in IV Municipio. Un modo per rendere possibile a tutti, anche a chi si trova in una situazione di difficoltà, di accedere ai servizi sociali e anagrafici. Fino a poco tempo fa le residenze fittizie potevano essere stabilite in luoghi storici della solidarietà agli ultimi, come la Caritas di Roma, la Comunità di Sant’Egidio, l’Esercito della Salvezza, Focus-Casa dei diritti sociali. Ma dallo scorso anno il comune di Roma ha deciso che la residenza fittizia sarebbe stata possibile solo in via Modesta Valenti, con il risultato che ci vogliono anche mesi per ricevere un primo appuntamento con gli assistenti sociali.

Una volta avuta la residenza, i problemi non sono finiti. L'ufficio immigrazione  della questura di Roma non accetta una residenza fittizia come valida per il rinnovo del permesso di soggiorno, come le telecamere di Fanpage.it hanno potuto documentare, l'impiegata dello sportello, in un misto di paternalismo e violenza verbale, allontana Jamal: "Questo non va bene, non va bene! Via Modesta Valenti non va bene. Perché non c'è la casa in via Modesta Valenti. Dove dormi? Dove dormi? No a via Modesta Valenti non c'è la casa, non dire stronzate. Vai cammina dai!".

In quello che abbiamo documentato c'è una violazione della legge grande come una casa: la questura di Roma non solo subordina il rilascio del permesso di soggiorno alla residenza, ma addirittura si rifiuta di accettare la residenza fittizia, creando di fatto centinaia di clandestini. Una prassi del tutto illegittima, e a dirlo è una circolare del Ministero degli Interni del 18 Maggio 2015 che ha esplicitamente evidenziato come “l’assenza di iscrizione anagrafica non può rilevare ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno” essendo quest’ultimo il “presupposto per l’iscrizione anagrafica e non il contrario”.

 

"Da mesi lottiamo affianco di queste persone affinché vengano rispettati e riconosciuti i loro diritti. La storia di Jamal,infatti, è quella di centinaia di altri richiedenti asilo che, pur avendo diritto ad un permesso di soggiorno temporaneo,  si vedono privati di tale documento a causa delle pratiche illegittime messe in campo dalla Questura di Roma – Ufficio Immigrazione. – dichiarano AlterEgo – Fabbrica dei Diritti ed A Buon Diritto –  La richiesta della residenza e la mancata accettazione della residenza fittizia sono sicuramente i problemi maggiori che obbligano questi ragazzi ad un gioco dell’oca infernale fatto di rimpalli tra uffici. Il paradosso è dover constatare che sono le stesse istituzioni a costringere questi richiedenti in una situazione di irregolarità formale che comporta oltre alla precarietà giuridica anche quella alloggiativa, lavorativa ed esistenziale.”

Da quanto abbiamo potuto documentare il tentativo sistematico è quello di alleggerire il "peso" dei migranti in situazione di difficoltà nella capitale, di allontanarli e spingerli verso altre zone del paese o costringerli all'irregolarità o in una situazione sempre più grave di emarginazione sociale e invisibilità. In una città come Roma, dove le politiche di accoglienze sono quasi nulle – come rappresentato plasticamente dalla tendopoli di Baobab a piazzale Maslax, e dai tanti ghetti che crescono tra capannoni abbandonati all'estrema periferia – quanto avviene a via Patini rappresenta una vera e propria frontiera interna, un respingimento che avviene non nel mezzo del Mediterraneo ma sulla terra ferma, a colpi di burocrazia e carte bollate.