Tiburtino III è una delle vecchie borgate del ventennio. Qui vanno  ad abitare negli anni '30 i baraccati e gli ospiti di diversi dormitori della città. Dopo la guerra riprende l'espansione urbana, con la sua disordinata crescita nelle aree periferiche, tra case tirate su in una notte e nuovi ‘borghetti' abusivi. Viene terminata anche l'edificazione del quartiere, che diventa una delle popolose borgate attorno alle Mura Aureliane, che sorgono lungo le vie consolari.

Tra il 1974 e il 1990 il quartiere prende l'attuale fisionomia, grazie ad un nuovo radicale intervento urbanistico che vede la scomparsa quasi totale della vecchia borgata, per fare spazio a nuove case popolari. Al pari delle nuove lottizzazioni e di nuove edificazioni tra gli anni '70 e '80, sono tutti interventi pensati dalle ‘giunte rosse' che governano Roma in quella stagione. I partiti della sinistra sono convinti della necessità di coniugare sviluppo economico, pianificazione urbana e diritto alla casa alle fasce sociali più deboli. Una formula che non sempre darà i risultati sperati, creando a volte veri e propri ghetti.

Intanto la città è cresciuta verso il Grande Raccordo Anulare, a Tiburtino III arriva la metro e da estrema periferia si trova ad essere un quartiere della città consolidata. Vecchio bastione del Pci, quartiere popolare con una lunga tradizione politica di sinistra, Tiburtino III sembra perdere nei decenni la propria identità. La qualità della vita peggiora assieme al degrado dell'edilizia popolare che manca di manutenzione, alla mancanza di un progetto per il quartiere. Lo spaccio e l'economia informale si è fatta sempre più spazio con la crisi. Un copione che riguarda tanti altri quartieri simili della città. Alla solidarietà e alla voglia di crescita e riscatto, sembra sostituirsi lentamente una rassegnazione rancorosa.

Così succede che Tiburtino III diventa uno dei principali scenari della lotta contro la presenza degli immigrati nelle periferie romane. "Casa, diritti, lavoro, non ce l'abbiamo noi non ce l'avranno loro", risuona così uno degli slogan che meglio di altri sintetizza le profonde ragioni della protesta. Obiettivo di comitati di quartiere e dei "nativi" di Tiburtino III il centro della Croce Rossa in via del Frantoio, e due centri Sprar ormai chiusi. Solo la scorsa settimana si è sfiorato il linciaggio di un eritreo di 41 anni. Accusato di aver infastidito un gruppo di ragazzini – che da quanto ricostruito lo avrebbero vessato lungo la strada – è stato ferito ed è finito all'ospedale, aggredito da un gruppo di residenti che poi si è scagliato contro il centro della Cri.

La polizia in assetto antisommossa mette fine al tentativo di assalto. Ma la tensione rimane alta anche nei giorni successivi: ospiti della parrocchia locale per un'iniziativa, una quarantina di rifugiti sono stati assediati lo scorso sabato da un gruppo da Forza Nuova. A soffiare sul fuoco ci sono i gruppi dell'estrema destra. Da una parte Casa Pound, che pur schierandosi dalla parte dei ‘rivoltosi' sceglie l'attendismo dopo l'esplosione di violenza, dall'altra Forza Nuova e la sigla Roma ai Romani che decidono di giustificare esplicitamente l'assalto e di cavalcare l'onda.

Con un manifesto riciclato direttamente dalla propaganda del ventennio fascista che mostra un soldato ‘nero' aggredire una donna bianca, Forza Nuova ha convocato una manifestazione per questo venerdì con partenza da Santa Maria del Soccorso. Il tentativo è quello di scippare definitivamente la piazza ai cugini di via Napoleone III. Casa Pound ha costituito un comitato di cittadini (‘Tiburtino Terzo Millennio') con cui è andata spesso in televisione, con dirette dal quartiere contro la presenza dei migranti. Ha preso contatti e organizzato manifestazioni con cittadini ‘normali', disponibili a fiaccolate e proteste dagli slogan aggressivi ma non allo scontro di piazza, e anche ottenuto tavoli di confronto con l'amministrazione municipale del Movimento 5 stelle.

In un comunicato stizzito il comitato Tiburtino Terzo Millennio rivendica come "l'unico movimento che non ha mai smesso di sostenerci è stato Casapound Italia, unica forza politica che ci ha supportato fattivamente in ogni manifestazione ed in ogni sede istituzionale". Una presa di posizione che non ha impedito a Forza Nuova di assediare la chiesa e di eleggere a proprio eroe Yari Dall'Ara, un ragazzone tatuato autoproclamatosi portavoce dei residenti contro gli immigrati a favore di telecamere.

E proprio scorrendo la pagina Facebook di Yari ci si può fare un'idea di quello che accade al Tiburtino III. Nessun riferimento alla politica, ad una matrice ideologica definita, all'appartenenza a gruppi o movimenti radicali. Eppure Yari di fronte alla telecamere è diventato il leader della rivolta contro gli immigrati, sulla mano tatuato la ‘V' di ‘V for Vendetta'. Eccolo il leader di qualche decina di residenti contesi da piccoli movimenti che godono di una sovraesposizione mediatica, tra dirette televisive e interviste, che trova finalmente uno spazio per avere voce. Intanto il resto del quartiere resta a guardare, non scende in strada e tira faticosamente avanti, immerso nei suoi problemi.