Nello Trocchia – giornalista d'inchiesta che da anni si occupa di criminalità organizzata e mafie – ha dato alle stampe un libro che arriva al momento giusto. "Casamonica. Viaggio nel mondo parallelo del clan che ha conquistato Roma" (Utet) ricostruisce la storia dei sinti italiani che nel dopoguerra del boom economico, dall'Abruzzo si sono insediati nell'area a sud di Roma, tra Cinecittà e Ciampino, edificando lentamente un impero criminale. Cavallari, giostrai, zingaracci e nullatenenti. I Casamonica sono stati bravissimi a costruire un'immagine di sé come poveracci, più che criminali di peso al massimo rubagalline o manovalanza per quelli che contano. Trocchia, intrecciando materiale giudiziario con l'indagine sul campo, intervistando le vittime e i pentiti del clan, ci consegna però una realtà ben diversa. I Casamonica sono potenti, siedono ai tavoli che contano, esercitano il controllo su quartieri interi, trattano partite di droga con i narcos sudamericani. Picchiano, minacciano e fanno paura, entrano nei negozi e non pagano. E nessuno fino a poco tempo diceva niente, il loro nome incuteva paura e rispetto.

E proprio sull'impunità e sull'omertà hanno potuto contare i membri del clan per prosperare, grazie anche alla disattenzione delle istituzioni, politiche e giudiziarie, alla sottovalutazione della società civile. Da service criminale a disposizione delle varie organizzazioni, dediti all'usura e al racket, i Casamonica hanno cambiato pelle potendo contare su alcune caratteristiche che ne hanno fatto la fortuna: la disponibilità di contanti, l'essere allo stesso tempo una mafia autoctona, ma che utilizza una lingua straniera di difficile traduzione per chi non fa parte della comunità sinti, i vincoli di sangue tra i membri che rendono più difficile trovare collaboratori di giustizia. Che Roma è una città di mafie, almeno dagli anni '80, è un fatto che sta entrando solo ora con grande ritardo nella coscienza collettiva. Così come i Casamonica vengono percepiti da poco per il loro reale potere, oltre il folklore delle ville con gli arredi kitsch e dorati, i Rolex e l'ostentazione pacchiana. Così scopriamo che alcuni

Poco prima dell'esplosione dello tsunami politico e giudiziario che portavo a scoprire quel verminaio di corruzione e rapporti tra impresa, mondo criminale e politico chiamato Mafia Capitale, l'allora prefetto Giuseppe Pecoraro rassicurava i cittadini: "A Roma non c'è la mafia, ma tante piccole bande in guerra per assumersi la leadership del traffico di droga". Ma nella capitale non ci sono solo tutte le mafie tradizionali che investono e si radicano, ma organizzazioni mafiose "autoctone e originarie" che fanno controllano, soprattutto con lo spaccio, interi settori della città. Da San Basilio a Tor Bella Monaca, da Ostia Nuova alla Romanina, regno dei Casamonica. I clan edificano il proprio potere sulla povertà, schiacciando gli ultimi e allo stesso tempo invischiandoli nella propria tela mettendoli a stipendio, elargendo un proprio welfare lì dove lo Stato non c'è.

Trocchia mostra i danni prodotti dall'atteggiamento di negazionismo e sottovalutazione dei fenomeni mafiosi nella capitale, che ha portato anche a trattare i reati in modo parcellizzato, aspettando anni, troppi anni, per costruire inchieste organiche che mirassero a dimostrare l'esistenza di un'associazione a delinquere. E invece ogni truffa, ogni grammo di cocaina, ogni pestaggio e ogni caso di usura sono stati a lungo trattati separatamente, garantendo nei fatti l'impunità al clan. Ora qualcosa è cambiato, nella percezione della città e grazie alle ultime importanti inchieste. Ma la strada è ancora lunga, e il libro di Nello Trocchia è uno strumento importante per capire e per non accorgersi dei Casamonica solo per i funerali tra carrozze trainate da cavalli e petali che cadono dal cielo. Oggi che i simboli della casata vengono abbattuti e le ricchezze messe sotto sequestro, propria ora è il momento di non abbassare la guardia.