Sono attesi oggi gli interrogatori di Davide e Tommaso, gli amici di Pietro Genovese che la sera del drammatico incidente si trovavano con lui in macchina. Entrambi già ascoltati dagli inquirenti, saranno sentiti nuovamente oggi dal gip per chiarire alcuni aspetti relativi al terribile sinistro avvenuto su Corso Francia, costato la vita a Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli. Il 2 gennaio è stato interrogato invece Pietro Genovese: ancora sotto shock per quanto accaduto, ha dichiarato alla gip Bernadette Nicotra di essere ‘sconvolto e devastato per quello che è successo', e di essere passato con il verde. Non avrebbe fatto in tempo a evitare le due ragazze che, secondo la sua versione, sarebbero ‘sbucate dal nulla'.

 

La versione di Davide: "Ho visto una di loro sul cofano dell'auto"

Davide, l'amico di Pietro Genovese, ha confermato la versione del guidatore. "Eravamo appena andati via da una cena a casa di amici al Fleming dove avevamo festeggiato il ritorno di un amico dall'Erasmus – ha raccontato a Il Messaggero – Avevamo bevuto qualche bicchiere di vino, niente di più. Era da poco passata la mezzanotte e avevamo imboccato Corso Francia per andare verso il Treebar al Flaminio. Pietro guidava, io ero seduto accanto a lui e dietro di noi, sul sedile posteriore, c'era un altro nostro amico che al momento dell'incidente però stava mandando un messaggio con il cellulare e dice di non aver visto nulla. Mentre passavamo davanti a una macchina che aveva rallentato alla nostra destra sono sbucate due sagome. Correvano. Credo volessero scavalcare il guardrail per raggiungere l'altro lato della strada. Ricordo di aver sentito un botto tremendo. E di aver visto una di loro sopra il cofano dell'auto. È successo tutto in una frazione di secondo. Il tempo di renderci conto di quello che era successo e accostare l'auto sulla destra, poco prima della rampa. Non potevamo inchiodare in mezzo alla strada. Dall'incidente al momento in cui ci siamo fermati saranno passati 5-10 secondi".

 

"Mi sono messo a gridare, dicevo a Pietro di fermarsi"

Tommaso, invece, avrebbe guidato a Pietro di fermarsi. Il guidatore, forse per lo shock o forse per altri motivi, ha arrestato la vettura oltre 200 metri dopo l'impatto. Non è però in grado di raccontare i momenti prima dello schianto, perché ha dichiarato che in quel momento stava guardando il cellulare per leggere dei messaggi. "Non ho assistito direttamente all’incidente, guardavo in basso perché stavo chattando con il telefonino. – ha spiegato – Però ho sentito il botto, lo schianto. Ho capito che era successo qualcosa di grave. Mi sono messo a gridare. Dovevamo fermarci. Poi non sono sceso dalla macchina, avevo paura di guardare verso la strada. Anche Pietro è rimasto con me, Davide invece è andato a vedere".