Non hanno chiesto pubblicamente scusa per lo stupro all'interno del pub di CasaPound in piazza Sallupara, a Viterbo: e per questo Franco Taurchini, l'avvocato della 36enne violentata nell'Old Manners Tavern, ha dichiarato che Francesco Chiricozzi e Riccardo Licci non si sarebbero pentiti di quanto avvenuto la sera dell'11 aprile scorso. "La ragazza sta ancora male – ha spiegato Taurchini all'Adnkronos – Pretende che dimostrino che hanno capito la gravità di quello che hanno fatto. È per questo che io volevo si scusassero pubblicamente. Un pentimento vero non c’è mai stato". Chiricozzi e Licci hanno offerto 20mila euro ciascuno alla vittima a titolo di risarcimento, ma la donna ha rifiutato. I due giovanissimi – rispettivamente di 21 e 19 anni – si trovano ancora nel carcere Mammagialla di Viterbo, dove sono detenuti dallo scorso 29 aprile: la richiesta degli arresti domiciliari è stata rifiutata.

Lo stupro al pub di CasaPound: "Video mostra scene di violenza agghiaccianti"

Francesco Chiricozzi e Riccardo Licci avrebbero violentato la 36enne dopo averla invitata a bere un amaro all'Old Manners Tavern, pub e sede legale di CasaPound, di cui Chiricozzi era consigliere comunale e Licci un militante. Entrambi sono stati espulsi dal movimento di estrema destra dopo l'arresto. Si sono sempre difesi dicendo che il rapporto era consenziente e che la vittima si sarebbe voluta vendicare per i video ripresi con il telefonino. Ma sono stati proprio quei video a incastrarli: secondo i giudici che li hanno visionati, mostrerebbero scene di una violenza agghiacciante, che non darebbe adito a nessun dubbio: per loro, lo stupro c'è stato. Nel video si vedrebbe anche Chiricozzi colpire con un pugno la 36enne, stordita a causa della brutalità dell'impatto con il viso. Il giorno dopo, quando si è svegliata, è andata in ospedale, dove i medici hanno confermato la violenza. Nell'ultimo interrogatorio, avvenuto lo scorso 12 luglio, Licci e Chiricozzi hanno confermato la loro versione dei fatti. Con dichiarazioni che, per il giudice, "non esprimono vera resipiscenza o presa d'atto del grave fatto delittuoso di cui si sono resi responsabili, apparendo, anzi, strumentali alla richiesta di alleggerimento della pena".