È iniziato oggi il processo d'Appello a Valentino Talluto, l'untore dell'Hiv ritenuto responsabile di aver infettato 32 persone, nonostante fosse consapevole della sua sieropositività e dei rischi di contagio nell'avere rapporti non protetti. In primo grado il 34enne è stato condannato a 24 anni di reclusione con l'accusa di lesioni personali aggravate. Nella sentenza si legge un giudizio severo dei giudici, secondo i quali emergerebbe chiaramente "la volontà pianificatrice delineata anche dal dato cronologico di una condotta criminosa che si protrae per anni e che per anni vede Talluto sistematicamente ogni volta, con ogni ragazza, nascondere il proprio stato di positività e ricercare, conquistata la fiducia, rapporti sessuali di ogni tipo, con coinvolgimento di conoscenti". Un comportamento portato avanti inoltre "senza nessun ravvedimento".

Oggi la prima Corte d'Asside del tribunale di Roma ha stabilito che il prossimo 22 novembre sarà ascoltata Maria Rosaria Capobianchi, virologa dell'Istituto Spallanzani di Roma, già consulente dell'accusa. L'obiettivo della difesa sarebbe quello di diminuire i casi in cui sarebbe verificabile una responsabilità diretta di Talluto nell'avvenuto contagio della malattia. Il procuratore generale Simonetta Matone, dal canto suo, pur non opponendosi al nuovo interrogatorio della dottoressa Capobianchi, ha rappresentato fin da oggi l'intenzione di "attenersi alle richieste presentate dal pubblico ministero in primo grado": il rappresentante dell'accusa aveva chiesto l'ergastolo per epidemia dolosa, reato per il quale Talluto invece ritenuto non colpevole.