Domenica 11 novembre i romani sono chiamati a esprimersi, con un referendum consultivo, sul futuro del trasporto pubblico locale (tpl). Se sono sotto gli occhi di tutti i cittadini le difficili condizioni in cui versa Atac, l'azienda municipalizzata che gestisce l'80% del trasporto su gomma, le ferrovie locali e le linee della metropolitana, diverse sono le prospettive sulla strada da prendere per invertire la rotta tra forze politiche, sociali e sindacali. Il comitato Sì Mobilitiamo Roma, promotore dei due quesiti referendari, propone la liberalizzazione del servizio pubblico locale. Al di là delle diverse posizioni, la consultazione sta avendo sicuramente il merito di rimettere al centro del dibattito il futuro del trasporto pubblico locale, costringendo tutti (anche i cittadini) a guardare oltre i sintomi dell'attuale disastro.

Fanpage.it: La prima domanda è proprio per uno degli esponenti del comitato referendario, a chi chiediamo di rispondere a uno dei principali argomenti del fronte del no, ovvero che la liberalizzazione sia in realtà una privatizzazione mascherata. Cosa rispondete?

Riccardo Magi (Radicali Italiani): La privatizzazione riguarda la natura dell'azienda. Qui noi invece parliamo del modo in cui il Comune affida la gestione del tpl. Attualmente viene affidato ‘in house', cioè alla propria azienda controllata al 100%. Il referendum chiede di indicare un’altra modalità di affidamento, tramite una gara europea, aperta, pubblica, alla quale possano partecipare soggetti pubblici o privati. Atac di fatto è il Comune di Roma e Atac non rispetta mai il contratto di servizio. Che dovrebbe succedere in un rapporto normale? Il Comune dovrebbe applicare delle sanzioni, ma applicarle ad Atac è come applicarle a sé stesso. In più le dovrebbe applicare ad un’azienda che ha un debito monster di un miliardo e trecento milioni di euro. Siamo convinti che questo sia un referendum a favore del pubblico e non a discapito del pubblico, perché aiuterebbe a ristabilire quelle funzioni di controllo e programmazione nel interesse della collettività che l’amministrazione non svolge più. Con la nostra proposta Roma Capitale, e magari proprio Atac cambiando la sua missione, deve raccogliere la domanda dei cittadini, e sulla base di questa domanda fare una programmazione strategica, fare una gara, fare un contratto di servizio con la vincitrice della gara e a quel punto controllare che l’erogazione avvenga in modo puntuale.

Il video appello al voto di Riccardo Magi

Fanpage.it: il Movimento 5 stelle, che governa la città, si è espresso con fermezza per il ‘N0', sostenendo che la battaglia contro la liberalizzazione è una battaglia in difesa degli interessi degli utenti. Perché?

Enrico Stefàno (M5s, presidente Commissione Mobilità Roma Capitale): Oggi il problema dovrebbe essere risolvere il problema del cittadino che aspetta l’autobus per un tempo sicuramente eccessivo. Tempo che non dipende dal gestore. Qualsiasi altro soggetto avrebbe gli stessi problemi di Atac e produrrebbe gli stessi risultati negativi. L’efficienza del trasporto pubblico passa assolutamente dal risolvere la congestione stradale, dal traffico. Questo dipende da Atac o dipende da come è pianificata la città? La vera sfida è sulle infrastrutture. Il bus 64, che è sempre pieno, è  su una direttrice che ha una domanda di trasporto tale che servirebbe un tram per soddisfarla. Per risolvere questo stiamo lavorando sulla revisione della sosta tariffata e su un profondo lavoro sulle infrastrutture con il Pums (Piano Urbano Mobilità Sostenibile), ma anche programmando investimenti su nuove linee di tram e metropolitane. Se abbiamo dei quartieri che sono stati realizzati molto male, scollegati dalla città, portare lì il trasporto pubblico è molto difficile, come ad esempio nella periferia est fino e oltre il Raccordo. Quanto di quella inefficienza è imputabile al gestore e quanto alla mancata pianificazione trasportistica, ma ancora prima urbanistica? L’affidamento mediante gara sicuramente non risolve questo problema. Siamo di fronte a un’azienda che è stata abbandonata per dieci anni. Tra il 2006 e il 2013 non è stato acquistato neanche un autobus, nei prossimi tre anni invece arriveranno 600 nuovi bus, di cui 227 il prossimo anno a cui si aggiungeranno altre 100 vetture che affitteremo.

Il video appello al voto di Enrico Stefàno

Enrico Stefàno
in foto: Enrico Stefàno

Fanpage.itIl Partito democratico si è schierato, dopo una consultazione interna che ha coinvolto gli iscritti, per il ‘Sì'. Una scelta seppur tardiva che schiera la principale forza di opposizione in consiglio comunale in modo deciso. Non avete maturato questa scelta troppo a ridosso della scadenza elettorale

Andrea Casu (segretario romano del Partito democratico): Come Pd abbiamo creato un lungo percorso fatto di direzioni, confronti nei circoli, e abbiamo scoperto che noi abbiamo una posizione molto chiara. Da un lato vogliamo il rafforzamento della funzione pubblica e di quelle funzioni che il pubblico ha di controllo, e che a Roma non sta esercitando nei confronti di Atac; dall'altro però crediamo fermamente che bisogna creare le migliori condizioni per garantire l’efficienza del servizio, garantendo al contempo i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Per fare questo la via della gara è una via maestra. Noi abbiamo fatto una lunga discussione tra di noi, decidendo di utilizzare uno strumento previsto dal nostro statuto che prevede la possibilità di fare un referendum tra gli iscritti: al contrario del M5s, noi la democrazia interna e diretta la pratichiamo davvero. Vogliamo portare avanti in questa campagna referendaria e ragioni della maggioranza dei nostri iscritti che hanno scelto il Si senza nascondere le legittime preoccupazioni avanzate da chi nel nostro referendum interno si è espresso per il no. Siamo consapevoli che il rischio di una cattiva privatizzazione è un rischio vero. Mantenere questa situazione, con il concordato che sta portando al fallimento di Atac, potrebbe aprire la porta alla peggior privatizzazione possibile, cioè dover privatizzare perché non si hanno alternative. Il ‘Si' può non risolvere tutti i problemi, su questo concordo con Stefàno, ma neanche l'immobilismo. Noi al governo con Delrio abbiamo stanziato 425 milioni per le metropolitane. Ora serve un accordo tra Toninelli e Raggi per utilizzare questi 425 milioni di euro. I fondi già ci sono, portiamoli avanti, lavoriamo insieme, ma indichiamo la direzione per un cambiamento possibile.

Il video appello al voto di Andrea Casu

Enrico Stefàno: Intervengo brevemente per dare una notizia, a Casu e ai lettori, proprio negli scorsi giorni abbiamo pianificato lo sblocco e gli investimenti dei fondi per le metropolitane assieme al ministro Dario Toninelli dopo una serie di incontri tra Roma Capitale e ministero dei Trasporti.

Fanpage.it: Diamo la parola a chi rappresenta i lavoratori di Atac. Tutte le organizzazioni sindacali si sono schierate sul fronte del ‘No', perché? 

Natale Di Cola (segretario Fp Cgil Roma e Lazio): Noi non vogliamo abdicare al fatto che Atac non funzionerà mai. Voi dite ‘è impossibile risanare Atac', noi non siamo d'accordo. I promotori della liberalizzazione affermano con troppa sicurezza che affidando la produzione a un privato il contratto di servizio sarà fatto rispettare, li informo che laddove gli enti pubblici affidano servizi essenziali ai privati abbiamo lo stesso identico problema. Atac è un fallimento, non c'è dubbio, ma è un fallimento non del pubblico ma dei manager e dei politici che li hanno nominati, per non parlare dell'ingerenza continua nelle scelte industriali. Il punto è come una amministrazione riesce a fare contratti di servizio realmente efficaci per i cittadini. Vi porto l'esempio della Sanità nel Lazio, dove il 50% del servizio è pubblico il 50% è affidato in convenzione a soggetti privati. Abbiamo ruberie, malaffare, commissariamenti, contenziosi giudiziari e amministrativi infiniti. Centinaia di milioni di euro pagati con il debito pubblico. Esempi positivi di processi di liberalizzazione e privatizzazione nel nostro paese non ne conosco La vicenda dell’acqua? È il simbolo di come mettere un bene primario nelle mani dei privati produce profitti per loro ma non benefici per i cittadini. Il fronte del ‘Sì' garantisce poi che non ci saranno ripercussioni per i lavoratori di Atac: le clausole di garanzia occupazionale nei cambi di appalto possono garantire che non ci saranno licenziamenti, ma non evitare una compressione dei salari e condizioni di lavoro peggiori.

Il video appello al voto di Natale Di Cola

Fanpage.itRoma già conosce in realtà una pluralità di gestione del servizio pubblico con l'affidamento di circa il 20% del trasporto su gomma affidato a Roma Tpl, una gestione che ha attirato molte critiche. Al fronte del sì chiediamo, perché dovrebbe essere diverso ora?

Riccardo Magi: L’esperienza di Roma Tpl non è per niente esemplificativa del modello che immaginiamo noi. Non a caso la giunta Raggi ha prorogato il contratto di servizio anche a Roma Tpl. Si è creata una situazione di duopolio a ribasso dal punto di vista qualitativo in cui chi fissa lo standard è l’affidamento in house, quindi Atac e sono pessimi. Il gestore privato è diventato anche quello un gestore fisso, che non va a gara di nuovo e quindi con la verifica delle performance. Roma Tpl costa un po’ di meno, ma il problema è che la parte del leone la fa ancora l’affidamento in house. Noi proponiamo di prendere di petto il problema: assessori alla Mobilità e sindaci, compresa l'attuale amministrazione, si sono comportati come i proprietari di Atac, come imprenditori dell’azienda Atac. Non è una questione ideologica per noi, è provare a trasformare il ritardo della nostra città in un vantaggio. Se la nostra città ha fallito con l’affidamento in house, proviamo a diventare bravi a fare le gare. Il regolamento europeo sul trasporto pubblico locale indica che la gara è la modalità che dovrebbe essere adottata per affidare i servizi pubblici. Solo in via eccezionale si dovrebbe procedere con l’affidamento in house qualora si dimostra che è il modo più economico ed efficiente. La giunta Alemanno quando fece l’affidamento in house dichiarò il falso, la giunta Raggi quando ha prorogato l’affidamento in house ha di nuovo dichiarato il falso dicendo ai cittadini fosse il modo più economico ed efficiente.

Natale Di Cola
in foto: Natale Di Cola

Enrico Stefàno: Milano è grande come il sesto municipio di Roma. Voi immaginatevi il sesto municipio con 100 chilometri di metro e 140 di tram. È chiaro che il gestore farà più utili e sarà più sano di un gestore che deve portare autobus da Bracciano e Torvajanica. Se noi mettiamo Atac a gestire il tpl a Milano probabilmente farebbe qualche soldo in più. Roma Tpl è un soggetto privato che ha ricevuto il servizio mediante gara e opera in periferia È bene chiarire che a oggi ha gli stessi standard di servizio di Atac, nonostante abbia un parco vetture molto più giovane di Atac. Se un soggetto privato deve comunque fare utili, legittimamente, non fa beneficienza, e avendo una tariffa fissa che il biglietto, chiaramente il privato l’unica leva che ha è la manutenzione o le condizioni di lavoro personale. Non a caso come c'è un problema Roma Tpl smette di pagare gli stipendi per mesi. È vero che abbiamo prorogato il contratto di servizio a Roma Tpl, anche se stiamo andando verso una nuova gara entro pochi mesi, ma ci sono oggettivamente difficoltà enormi a revocare il servizio perché c’è stata una gara e ha partecipato solo Roma Tpl, non ho un secondo subentrante. Stiamo parlando di 450 autobus, 1800 dipendenti, a prescindere dal fatto che io abbia un subentrante, c’è una difficoltà di passaggi enormi che chiunque può intuire. Quindi non è che automaticamente se faccio una gara posso togliere facilmente il servizio a Roma Tpl. Il giorno dopo chi me lo fa? Chi mette gli autobus in strada?

Riccardo Magi: Questo dimostra che questo referendum è una sfida a rendere più efficiente la pubblica amministrazione, a fare una gara che ora non saprebbe fare e per una pubblica amministrazione che si occupa di programmazione e controllo e non della produzione del servizio. Quello che ci sta raccontando Stefano ci dimostra che oggi  il comune non fa il proprio dovere, perché è troppo occupato a cogestire con Atac la produzione: c’è un’amministrazione e una città che si adattano a un’azienda mezza fallita, non l’azienda che si adatta ai bisogni.

Riccardo Magi
in foto: Riccardo Magi

Fanpage.it: Anche se vincesse il referendum (che ricordiamolo ha valore solo consultivo) e si procedesse con la liberalizzazione del servizio pubblico, questo sarebbe solo un primo passo. Cosa propone il Pd per il futuro del trasporto pubblico di Roma?

Andrea Casu: È necessario costruire un grande modello che ci consenta di far funzionare il servizio pubblico negli interessi dei cittadini e di chi lavora. Una cosa sola vorrei dire a Di Cola: nell’articolo 48 della legge Gentiloni – Del Rio si garantiscono i lavoratori nei cambi d’appalto: noi non vogliamo scaricare su chi guida un autobus, magari neanche in condizioni di sicurezza, le responsabilità dei problemi, ma neanche far finta che non ci siano. Roma Tpl: a giugno è stata fatta la proroga, ma non va bene, il pubblico deve esercitare il suo potere di controllo intervenendo per tempo. L’11 novembre bisogna dare un segnale: i romani devono tornare a occuparsi del futuro della città, serve un’indicazione da seguire, poi servirà il contributo di tutti. Serve un vero controllo pubblico, quel controllo che per ammissione dello stesso Stefàno l’amministrazione non riesce a garantire. Si sta parlando poco di questo referendum, perché c’è il silenziatore? Perché è la cartina di torna sole del fallimento dell’amministrazione Raggi: il M5s alla prova del governo non è riuscito a mantenere le promesse e le aspettative. Serve un cambio di passo una proposta, nessuno ha la bacchetta magica ma proprio perché Roma è una grande città deve tornare ad essere un esempio di innovazione e ispirazione. Il paragone con Milano non lo accetto per orgoglio da romano, negli anni ’90 l’amministrazione di questa città era in grado di fare delle innovazioni che Milano e le altre città italiano europee guardavano per imitare. Perché dobbiamo rassegnarci? Perché non si può disegnare un sistema dove rafforzando il controllo pubblico e dando ai migliori soggetti la produzione, non dovremmo riuscire a garantire un servizio migliore ai cittadini? Dobbiamo uscire dal buco nero dove è sprofondata Roma dal 2008 con l'amministrazione Alemanoo, le energie e le intelligenze per farlo ci sono: tutti i partiti devono contribuire a farlo.

Fanpage.it: Di Cola, scuote la testa, cosa non la convince ancora di quello che ha sentito dai promotori del referendum?

Natale Di Cola: Casu ha svelato il limite del fronte del ‘Sì'. Si punta sull’evidenza che le cose non funzionano e si rimanda a dopo la proposta. Nel referendum non c’è la soluzione. Quali sono i meccanismi che permettono un’efficienza maggiore? I rapporti tra pubblico amministrazione e soggetti privati sappiamo tutti essere segnati da contenzioni giudiziari che portano spesso alla paralisi e a infinte vicende in tribunale. Siamo di fronte non all'unica scelta di buon senso possibile, come viene presentata la liberalizzazione, ma un'opzione politica, ovviamente legittima, ma di questo stiamo parlando. Magi parla delle regole europee, Benissimo, ma quella che impone le gare di servizio e le liberalizzazioni dei servizi pubblici, è proprio quell’Europa che noi come Cgil contestiamo. Acqua, salute, sanità, trasporti: servizi essenziali che garantiscono diritti dei cittadini. Bisogna dirlo che scegliere e programmare le politiche pubbliche è più semplice se il pubblico è anche proprietario dell’azienda. La commistione tra controllo e gestione è un errore, lo denunciamo da tempo come Cgil, ma non vogliamo rinunciare a un pubblico che funzioni. Ultima cosa ma forse la più importante: privato non è garanzia di maggior trasparenza ma tutt’altro. I margini di controllo dei conti e delle azioni di un soggetto pubblico, a cominciare dalla Corte dei Conti, sono molto più grandi di quelli nei confronti di un soggetto privato. Per pianificare però serve risanare Atac: il concordato non solo imbriglia la capacità di spesa per il futuro, ma punisce il sistema produttivo e chi lo ha sostenuto, quindi in primo luogo i lavoratori e gli utenti.

a cura di Valerio Renzi e Enrico Tata