Umberto Ranieri, il pittore ucciso.
in foto: Umberto Ranieri, il pittore ucciso.

Mohammed Aziz Jelassi, il ragazzo di diciotto anni che lo scorso 17 marzo ha ucciso con un pugno il pittore Umberto Ranieri a Largo Preneste, è stato condannato a cinque anni di reclusione. Il giovane ha chiesto e ottenuto di essere processato con rito abbreviato: il pm per lui aveva chiesto otto anni e quattro mesi con l'aggravante dei futili motivi, ma il gup ha optato per una pena più lieve. Le motivazioni della sentenza saranno note tra novanta giorni: all'imputato sono state riconosciute le circostanze attenuanti generiche, ma per avere una visione più completa della sua decisione bisognerà attendere tre mesi. Secondo quanto riportato da Il Corriere della Sera, i familiari di Ranieri – in arte Niet Brovdi – hanno accolto la sentenza con compostezza ma protestando per la scelta del giudice di condannarlo a cinque anni. Il processo si è svolto alla presenza dell'imputato a piazzale Clodio, che dopo un periodo passato in carcere ha avuto concessi gli arresti domiciliari.

Umberto Ranieri, morto a 57 anni per aver rimproverato dei ragazzi

I fatti risalgono allo scorso 17 marzo. Umberto Ranieri stava passeggiando verso mezzanotte a largo Preneste, quando ha visto un gruppetto di tre ragazzi che stavano mangiando i semi di girasole e buttando le bucce per terra. Allora si è avvicinato e ha chiesto gentilmente di smetterla."Gli ho risposto scusandomi e dicendo che non l'avremmo più fatto – ha raccontato la ragazza di Aziz durante la deposizione – Il signore è rimasto, Aziz gli ha chiesto di lasciarci in pace. Ho sentito un forte rumore e ho capito che Aziz gli aveva dato un pugno in faccia. L'uomo è rimasto stordito in piedi e poi è caduto, non si muoveva. Mi sono messa paura e siamo scappati verso la fermata dell'autobus".

L'arresto del 18enne dopo una complessa attività investigativa

Mohammed Aziz Jelassi, il 18enne che ha dato un pugno a Ranieri, è stato arrestato dai carabinieri della stazione Casilina dopo tre mesi dalla sera del 17 marzo. Il giovane è stato individuato al termine di una complessa indagine investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica: le forze dell'ordine hanno visionato i filmati di trenta telecamere dei circuiti di videosorveglianza installate sul luogo dell'omicidio e sui mezzi pubblici passati nelle ore in cui si è consumato l'evento. Poi, hanno ascoltato 70mila telefonate e tenuto sotto controllo vari servizi di messaggistica registrati dai ripetitori installati nella capitale. Fondamentale per arrivare al ragazzo è stata l'intercettazione di una telefonata con la fidanzata, in cui lei diceva "Se mi trovano racconto tutto e lo dico che sei stato tu".