Umberto Ranieri è morto all'età di 53 anni in un modo assurdo. Colpito da un pugno a largo Preneste, a Roma, da quello che sembra essere un gruppo di ragazzi e ragazze molto giovani. Il padre Filomeno è corso a Roma appena ha avuto la notizia, mentre la madre è rimasta nell'abitazione di Paglieta, in Abruzzo: non ce la faceva a muoversi, a correre all'ospedale da quel figlio che si sapeva già da subito che non ce l'avrebbe fatta. Per darle la notizia del decesso di Umberto, i parenti hanno dovuto chiamare un medico. "La madre sta male, sta malissimo", hanno detto le cugine del pittore a Il Messaggero. Una zia lo aveva sentito proprio domenica 17 marzo: gli aveva detto che sarebbe andato a fare una passeggiata vicino casa e poi sarebbe tornato. Non sapeva che proprio quella sera, intorno alle 20, sarebbe stato colpito da un ragazzino che gli avrebbe spaccato la testa facendolo cadere in terra.

La morte di Umberto Ranieri, colpito da un pugno a largo Preneste

Era chiaro da subito che le speranze erano poche. L'impatto col terreno era stato molto violento e Umberto Ranieri ha perso da subito conoscenza. A soccorrerlo sono state due persone di origine sudamericana che hanno visto la scena da una panchina: e sono state sempre loro a chiamare i sanitari del 118 mentre il branco si dava alla fuga. Soccorso immediatamente dai medici, è stato prima portato al Vannini e poi trasferito al San Giovanni, dove è stato operato alla testa. Adesso è caccia agli aggressori, che potrebbero essere stati identificati dalle telecamere presenti nella zona: secondo alcune testimonianze si tratterebbe di ragazzi molto giovani, che forse avrebbero comprato dei semi di girasole in un negozio sulla piazza. E sarebbero stati quindi ripresi dalle telecamere. Intanto la famiglia di Umberto Ranieri lo piange con dolore. Sopratutto perché la sua morte è stata non solo tragica, ma anche senza senso.