Mariam Moustafa era una ragazza di 18 anni che viveva a Londra, dove si era trasferita per studiare ingegneria. Nata e cresciuta a Ostia, aveva origini egiziane. Ed è stato questo a scatenare l'ira di un gruppo di bulle la sera del 20 febbraio 2018: e così l'hanno pestata prima alla fermata dell'autobus poi, non contente, l'hanno seguita sul mezzo per finire il lavoro. La sera Mariam si è sentita male ed è andata in ospedale a causa di un forte mal di testa. Ma al Queen’s medical center la mandano via, nonostante dai referti medici risultassero delle macchie sul cervello. La ragazza, già malata di cuore, torna a casa, ma continua a non stare bene. Nella notte viene ricoverata al Nottingham city hospital, ma ormai non c'è nulla da fare: l'emorragia cerebrale che l'ha colpita è troppo grave: Mariam entrerà in coma e non si sveglierà più. Morirà dopo 22 giorni di agonia. Le ragazze che l'hanno pestata sono state poi identificate e adesso stanno attendendo l'esito del processo: che però, potrebbe avere una svolta inaspettata.

Morte di Mariam Moustafa, l'appello del padre

Secondo le ultime perizie mediche, infatti, Mariam Moustafa sarebbe morta per "cause naturali". A dirlo al Corriere della Sera è stato il padre della 18enne, Hatem, che non riesce proprio a darsi pace e ha deciso di rivolgere un appello al governo italiano. "Secondo le ultime perizie, la mia bambina è morta per cause naturali e non per le conseguenze delle botte ricevute il 20 febbraio. In Inghilterra le indagini si stanno chiudendo così, ma io non posso accettare che se ne lavino tutti le mani in questo modo. E non accetto che lo faccia l’Italia, che è il paese dove Mariam è nata e cresciuta. Non ho intenzione di rinunciare ai nostri diritti e a quelli di mia figlia. Ed è per questo che lancio un appello al nostro paese, al prefetto di Roma o a chiunque possa fare qualcosa in merito perché mi aiutino, perché esaminino tutte le carte del processo e tutti i referti medici. Il governo italiano, l’ambasciata italiana in Inghilterra, nessuno si è mai interessato a noi. E questo è stato un altro grande dolore".

Il pestaggio di Mariam Moustafa

"Black Rose". Così le sei ragazze hanno apostrofato Mariam Moustafa la sera del 20 febbraio 2018, mentre aspettava l'autobus. "No, io mi chiamo Mariam", è stata la risposta della 18enne. Ed è allora che è iniziato il pestaggio, terminato solo quando l'autista è intervenuto. Il gruppo era composto da una ragazza di 19 anni e cinque minorenni, tutte quante identificate. Attualmente sono libere e stanno attendendo l'esito del processo, la cui prima udienza è fissata per il 23 aprile 2019.