Ma il nuovo logo di Roma era necessario o è una perdita di tempo (e di soldi)?

Ieri in pompa magna il sindaco Ignazio Marino ha presentato ‘la nuova identità visiva di Roma Capitale‘, vale a dire il logo del Comune di Roma. Appuntamento al Macro di via Nizza, presenti il fior fiore dell'amministrazione e via con le slide e le simulazioni di campagne pubblicitarie con il nuovo logo. O meglio i due nuovi loghi: uno per la comunicazione istituzionale, l'altro per quella ‘relazione'. Per quello istituzionale rimane il più classico scudetto rosso con la scritta S.P.Q.R. e la coroncina, ma scompare la parola ‘Capitale' che a molti era sembrata inutile: ma ci pensate a ricevere una brochure con su scritto ‘Parigi Capitale', chi è che non sa che Parigi è la capitale della Francia? In quello immaginato per le campagne pubblicitarie al posto della coroncina cinque cerchi colorati e, nello scudetto, la scritta ‘Rome & You'.
Ma davvero il rilancio di Roma passa per il nuovo logo? Davvero dopo vicenda di Mafia Capitale e quella ancor più recente della camorra romana, basterà un'operazione di restyling, un brand (s)venduto su tazze e magliette per risolvere i problemi d'immagine? Davvero l'assessore alla Cultura Giovanna Marinelli crede che l'obiettivo dell'amministrazione capitolina debba essere superare, con questo banalissimo ‘Rome &You', il famosissimo ‘I Love New York'? È proprio di oggi la notizia che anche per quest'anno l'Estate Romana è a rischio, il bando scade il 4 marzo ma non c'è ancora un euro di copertura finanziaria, così gli operatori istituzionali e non si dovranno barcamenare ad organizzare eventi di qualità senza sapere quanti soldi avranno a disposizione dall'amministrazione. E la tanto sbandierata discontinuità con la giunta di Gianni Alemanno? E il più grande museo a cielo aperto del mondo? Dove sono finiti? Certo bisogna stringere la cinghia che c'è il Salva Roma e il pareggio di bilancio, i vincoli di spesa, ma il compito di una buon amministrazione dovrebbe essere affrontare e risolvere i problemi, non vendere il merchandising di un prodotto ormai poco credibile.