Il M5s ha votato ‘no' alla sospensione del distacco delle utenze alla casa rifugio per le donne vittime di violenza Lucha y Siesta. Ieri mattina era prevista l'interruzione di acqua e luce all'interno della struttura, nonostante vi siano ancora all'interno donne e bambini. Solo la presenza di numerose persone accorse al presidio ha fatto desistere il tecnico Acea arrivato verso le 9 del mattino. Nel pomeriggio di ieri il gruppo Pd in Campidoglio ha presentato una mozione e scritto una lettera alla sindaca Virginia Raggi per chiederle di sospendere l'operazione. La mozione avrebbe impegnato Raggi e la giunta ad assicurare "la tutela, la sicurezza, la stabilità e l'integrità psicofisica di tutte le donne ospitate dal centro e dei loro figli". "È una mozione importante e urgente perché questa mattina era previsto l'inizio delle procedure di distacco delle utenze da parte di Acea: nella casa ci sono ancora delle donne che non sono state trasferite e anche dei bambini. Sapevamo che c'era stato un accordo, ma non lo riscontriamo da quello che ci viene detto dalle donne della casa. Chiediamo che la sindaca e la sua maggioranza si adoperino per fermare il distacco delle utenze. Inoltre è importante il reinsediamento del tavolo di confronto con Lucha y Siesta, perché a oggi ci sono solo cinque appartamenti per nove donne". Ma il M5s ha votato no. Se una soluzione sarà dunque trovata per le donne che si trovano oggi all'interno dello stabile, tutte le donne di Roma perdono una casa dove essere al sicuro. L'amministrazione continua a essere sorda al vero problema, che è la continuità del percorso e la sua autonomia, e non solo trovare un tetto a chi oggi abita Lucha y Siesta.

Il Campidoglio: "Appartamenti consegnati a nove donne"

Nonostante la Regione Lazio abbia espresso la volontà di acquistare Lucha y Siesta e abbia per questo stanziato 2,4 milioni di euro, continua il braccio di ferro con il Comune di Roma, intenzionato a staccare le utenze alla casa rifugio e metterla all'asta così come previsto dal concordato di Atac, proprietaria dell'immobile. In una nota diffusa ieri pomeriggio, il Campidoglio ha annunciato di aver consegnato appartamenti a nove donne, e di aver trovato delle soluzioni per le altre che non hanno ancora lasciato la struttura. Versione smentita dalle operatrici di Lucha y Siesta, che hanno parlato di "clima di violenza che ha reso un passaggio solitamente positivo e felice un momento drammatico". Secondo quanto riportato dalle attiviste, gli appartamenti consegnati sarebbero dei cohousing, alcuni dei quali privi di mobilio essenziale e di acqua calda.

Le operatrici di Lucha y Siesta lavorano da anni con vittime di violenza. Ogni donna che ha attraversato quello spazio ha intrapreso con loro un percorso di fuoriuscita dalla violenza personalizzato che, con il passare del tempo, ha portato molte di loro a essere autonome. Delle 14 donne presenti all'interno della casa rifugio, ce n'erano alcune pronte per andare a vivere da sole: e hanno quindi accettato la soluzione del Comune di Roma. Altre però, non se la sono sentita di lasciare le psicologhe e le operatrici che le hanno seguite finora. E così sono rimaste dentro Lucha y Siesta. Per loro la soluzione non è stata ancora trovata, ma nonostante questo il Campidoglio è deciso a tagliare le utenze.

Lucha y Siesta "Violenza sulle donne non è problema abitativo"

"Virginia Raggi sta trattando la violenza sulle donne come un mero problema abitativo", hanno dichiarato le attiviste. "Lucha y Siesta non è un immobile, è uno spazio femminista liberato 12 anni fa dal degrado e dall'incuria e trasformato in un punto di riferimento sociale e politico. È evidente che la Sindaca Raggi non conosce Roma e non ha capito il peso di una realtà come la nostra nel territorio della città e quale prezioso contributo abbia avuto nella lotta alla violenza di genere e all’autodeterminazione delle donne".