Lucha y Siesta
in foto: Lucha y Siesta

Questa mattina i tecnici della Regione Lazio sono andati a visitare Lucha y Siesta, la casa rifugio per le donne vittime di violenza messa all'asta da Atac. Obiettivo della Regione è acquistare lo stabile e consentire alle attiviste di continuare a operare. "L’indirizzo del Consiglio regionale è chiaro: l’esperienza di Lucha y Siesta non può morire. Come regione stiamo facendo di tutto affinché questo non accada". Lo ha dichiarato l'assessora alle Pari Opportunità e Turismo della Regione Lazio, Giovanna Pugliese. "È un passaggio propedeutico alla presentazione dell’offerta di acquisto – continua – La valutazione economica dell’immobile, in ogni caso, non modifica il giudizio che come amministrazione abbiamo ribadito in ogni sede: Lucha è una storia collettiva, un bene immateriale, patrimonio della Città e della Regione. A seguito della norma inserita nella legge di stabilità 2020, la Regione Lazio parteciperà all’asta. In una delle settimane più nere nella cronaca nazionale dei femminicidi, chiediamo al Comune di Roma, ad Atac e a tutti i soggetti interessati, di dimostrare sensibilità e intelligenza nei confronti delle donne e dei minori che attualmente vivono nell’immobile del Tuscolano. Non avrebbero senso azioni quali il distacco delle utenze o le pressioni per percorsi di uscita che genererebbero solo stress sulle donne e sui bambini".

Anche il Comune vuole acquistare Lucha y Siesta

L'asta in cui Lucha y Siesta sarà messa in vendita si terrà il 7 aprile. In una nota diffusa nelle scorse settimane, la sindaca Raggi ha annunciato di aver chiesto a tutte le strutture competenti di Roma Capitale di trovare una modalità per partecipare. "L’obiettivo è quello di destinare poi l’edificio ad attività come quelle già svolte dall’associazione Lucha Y Siesta. Proseguono inoltre i colloqui tra gli operatori di Roma Capitale e le donne vittime di violenza ospitate, anche insieme ad alcuni bambini, nell’immobile". Il Comune di Roma non ha fatto mostra di voler preservare le attività già svolte all'interno dell'associazione. E ogni volta che le attiviste hanno cercato di interloquire, non ha mai risposto. "