Lucha y Siesta
in foto: Lucha y Siesta

Il 20 febbraio il Comune di Roma staccherà la corrente a Lucha y Siesta, la casa per le donne vittime di violenza messa all'asta da Atac. Nonostante la Regione Lazio abbia manifestato la volontà di acquistare la struttura e garantire la continuità del servizio, la sindaca Raggi ha deciso di non sentire ragioni: tra meno di una settimana le donne e i bambini ospitati all'interno della struttura si troveranno senza acqua né luce. Un ultimatum che ha gettato nel panico persone che vivono situazioni molto delicate, e che dovrebbero essere trattate con maggiore responsabilità e accortezza, soprattutto da parte delle istituzioni. "Negli ultimi mesi c'è stata un'interlocuzione con il dipartimento e la sala operativa sociale, finalizzata a coordinare quello che chiamano ‘ ricollocamento' – spiega a Fanpage.it un'operatrice di Lucha y Siesta – Il Comune ha messo a disposizione alcuni appartamenti, in cui le donne dovrebbero vivere in completa autonomia. Se per alcune questa sarà una soluzione adeguata, non lo è però per tante altre, che non sono pronte a fare un passo del genere e che, interrompendo il loro percorso, si troverebbero senza servizi specifici, senza operatrici, senza punti di riferimento. Come se il contrasto alla violenza fosse solo fornire un tetto sopra la testa. Oltre ad essere inadeguati per molte, gli appartamenti individuati non sono neanche numericamente sufficienti per tutte. Ad alcune donne è stato infatti proposto un trasferimento in case famiglia e case rifugio in cui si troverebbero a ricominciare da capo il percorso già avviato a Lucha y Siesta".

Gepostet von Lucha y Siesta am Dienstag, 11. Februar 2020

Da qualche mese, inoltre, chi vive a Lucha y Siesta si trova in una situazione di incertezza alimentata dalle stesse istituzioni, che non sembrano avere chiari quali siano i passi da intraprendere. "A dicembre il Comune ha convocato le donne ospiti di Lucha y Siesta, dicendo che dovevano affrettarsi a liberare il posto perché presto avrebbero staccato le utenze – continua l'operatrice – E che le soluzioni abitative per loro sarebbero state disponibili da inizio gennaio. Poi dopo le vacanze natalizie le hanno riconvocate, dicendo che sarebbero state pronte a inizio febbraio. Oggi ci hanno detto che bisogna aspettare il 20. Hanno instaurato una logica di terrore in vite già complesse per poi farle stare un mese e mezzo con le valigie pronte in camera, aspettando tempi che non si capisce quali sono".

L'ultimatum di Virginia Raggi sembra definitivo: il 20 febbraio tutte fuori, sia chi è pronta per vivere da sola, sia chi non lo è. Ma da Lucha fanno sapere che non hanno nessuna intenzione di andarsene. Chi se la sente di lasciare la casa rifugio può farlo. Tutte le altre che hanno ancora bisogno del percorso intrapreso con le operatrici e che non lo vogliono interrompere, rimarranno dentro. Intanto a Lucha y Siesta continuano ad arrivare richieste di aiuto da parte di altre donne. Secondo la Convenzione di Istanbul – ratificata anche dall'Italia – ci dovrebbe essere una casa rifugio ogni 10mila abitanti. A Roma, una città con più di tre milioni di residenti, ci sono appena 39 posti letto. E si vuole chiudere Lucha, che da sola ne copre 14. Il Comune ha fatto sapere che è intenzionato a partecipare all'asta, ma senza garantire la continuità del servizio. In un comunicato diramato da Raggi, si spiega che lo stabile sarà riservato a ‘servizi per le donne', ma non è ben chiaro cosa questo voglia dire. Né come si intenda tutelare – e rispettare – il lavoro che le operatrici hanno svolto gratuitamente in questi dodici anni, aiutando centinaia di donne a trovare la propria autonomia. Nei prossimi giorni sarà lanciata una manifestazione congiunta di Lucha y Siesta, la Casa Internazionale delle Donne e Non Una di Meno sotto il Campidoglio per tutelare e valorizzare queste esperienze.