Federico Zeoli, 24 anni
in foto: Federico Zeoli, 24 anni

"Si è svegliata, ha bevuto un bicchiere d'acqua e poi è svenuta". Si sarebbe provato a giustificare così, prima con la fidanzata poi con gli investigatori, Federico Zeoli, il 24enne che ha confessato di aver picchiato una bimba di due anni, la figlia della sua compagna. In casa c'erano solo lui, la piccola, la sorellina gemella di quest'ultima e un'altra figlia della ragazza. Quando la mamma delle bimbe è tornata a casa lui ha provato a giustificarsi, ma sul corpo della figlioccia c'erano tanti lividi, non certo provocati da una caduta. Sono stati trovati lividi su tutto il corpo, un grosso ematoma sulla testa e anche segni di morsi vicino all'ombelico. "L'ho picchiata, non smetteva di piangere e ho perso la testa", ha confessato prima alla fidanzata e poi agli investigatori. Per questo è stato arrestato con l'accusa di tentato omicidio. Quando la compagna ha portato la piccola in ospedale (è stata accompagnata dalla polizia al pronto soccorso dell'ospedale dei Castelli perché quello di Genzano era chiuso) ha tentato inizialmente anche lei di difendere il fidanzato: "E' caduta", ha detto i medici, ma i lividi sul corpicino della bambina raccontavano tutta un'altra storia.

"Quest’uomo si è difeso dicendo che a seguito del pianto della bambina, è stato colto da un raptus. Ma si tratta di una violenza improvvisa che non ha valenza scientifica. Il raptus non esiste perché si tratta di un malessere che si è cristallizzato nel tempo e che cresce nell’animo umano. La prevenzione è culturale e si devono sempre cogliere quei segnali predittivi che portano poi a fatti del genere", ha spiegato ai microfoni i Radio Cusano Campus la criminologa Tonia Bardellino.