I creditori di Atac, l'azienda municipalizzata del trasporto pubblico locale, hanno detto sì a maggioranza la piano di concordato preventivo sottoposto dall'azienda che ora dovrà essere definitivamente approvato dal Tribunale fallimentare. Tra i creditori compaiono aziende fornitrici, singoli professionisti, ma anche la Regione Lazio e Trenitalia e soprattutto istituti di credito. Il ritorno al Tribunale fallimentare, che ha già ha dato il suo assenso questa estate, dovrebbe essere poco più che una formalità. Le votazioni sono ancora in corso e dureranno fino alla mezzanotte, ma i soggetti creditori (circa 1200) che hanno dato la loro approvazione sono già oltre il 50% del debito complessivo che ammonta alla cifra di 1 miliardo e 400 milioni di euro.

Lo spettro del fallimento è scongiurato ma la sfida per risanare un'azienda gravata in ogni caso da un piano di rientro impegnativo, comincia ora. Negli scorsi mesi l'amministrazione capitolina ha indicato i primi passi per il futuro sbloccando i fondi per l'ammodernamento delle linee A e B della metropolitana fermi al ministero dei Trasporti (425 milioni), e tracciando i futuri impegni sulla mobilità nel bilancio previsionale 2019-2021, che tra le altre cose prevede l'ammodernamento della vetusta flotta di Atac (600 nuovi bus in tre anni), il prolungamento della metro C, la realizzazione di nuove infrastrutture a cominciare da nuove linee tramviarie, la funivia di Casalotti e più preferenziali.

Se il fallimento del referendum sulla liberalizzazione e il rinnovo dell'affido hanno scongiurato al momento che l'azienda, 1o0% pubblica, perdesse la produzione del servizio, il tema della competitività e del futuro di Atac rimane intatto per il futuro: da una parte l'investimento a lungo termine sul pubblico, dall'altra la spinta a fare entrare attori di mercato. Il Movimento 5 stelle, al momento, ha deciso la strada del risanamento sotto il controllo pubblico.