Il futuro di Atac è contenuto nelle 133 pagine del concordato preventivo che è stato presentato al tribunale civile di Roma, e il cui contenuto è parzialmente contenuto sui giornali in edicola. La strada per salvare dal default l'azienda del trasporto pubblico romana, schiacciata da 1,6 miliardi di debiti è stretta ma percorribile, al costo però di sacrifici presentati a questo punto come inevitabili dopo il prolungamento del contratto di servizio fino al 2021 approvato dall'azionista pubblico Roma Capitale, e già firmati anche dai sindacati confederali con la firma del nuovo piano industriale. Per prima cosa Atac scarica i pendolari e le ferrovie urbane: se fosse approvato il dispositivo di salvataggio non gestirebbe più la Roma-Lido, la Termini-Giardinetti e la Roma-Viterbo. Il contratto di servizio con la Regione Lazio – proprietaria delle linee – termina il 15 giugno 2019, a quel punto basterebbe non rinnovarlo. Anche la gestione dei parcheggi a pagamento, le strisce blu, uscirebbe dal "perimetro" di Atac.

La grande fuga dei cittadini dal trasporto pubblico locale

Il piano per il salvataggio e il rilancio dell'azienda parte da un dato di fatto: dal 2010 ad oggi si è assistito ad una grande fuga dal trasporto pubblico, a causa della "continua decrescita" della "produzione di Trasporto pubblico locale erogata dalla società", che tradotto vuol dire la perdita di passeggeri e quindi di biglietti venduti. In parole povere: per fare utili l'azienda deve offrire più corse e un servizio più efficiente, e per farlo servono investimenti. Si parla così di 220 milioni e 700 nuovi bus in tre anni, per combattere l'invecchiamento dei mezzi che ormai hanno 11 anni di media d'età. Atac ammette poi come l'incapacità di generare utili e il blocco delle forniture abbiano peggiorato i "livelli manutentivi", e di conseguenza il servizio, con i bus fermi nelle rimesse senza pezzi di ricambio ad esempio.

Il piano di rientro per i creditori

Una situazione quelle di Atac dovuta anche alla svalutazione di 900 milioni di euro di crediti, anche verso Roma Capitale, avvenuta tra il 2010 e il 2016. Per coprire i debiti Atac si propone di versare subito 357 milioni di euro, di cui 193 destinati ai crediti così detti chirografari (ovvero che possono esigere in tribunale il pagamento in caso di fallimento rifacendosi su qualsivoglia patrimonio del debitore). Così se i crediti prededucibili saranno saldati al 100%, per gli altri si propone di saldare il 31% in tre anni e poi la messa in campo di "strumenti finanziari", ovvero l'emissioni di obbligazioni a lungo termine a favore dei creditori. Per fare cassa è anche ormai certa la scelta di vendere le rimesse Atac e diversi terreni, con la previsione di tirarne fuori 91 milioni di euro.