Il pubblico ministero Giovanni Musarò ha chiesto tre condanne per altrettanti membri del clan Casamonica, ritenuti responsabili di un violento raid avvenuto in un bar in zona Romanina. I tre, oltre a mettere a soqquadro il locale, hanno aggredito il titolare e picchiato una cliente disabile. Sei anni di carcere per Alfredo Di Silvio, 5 anni e 8 mesi per il fratello Vincenzo, e 2 anni e 8 mesi per il nonno Enrico, le richieste di condanna al termine del procedimento con rito abbreviato. Alfredo e Vincenzo Di Silvio sono gli autori materiali del raid e si trovano ancora in carcere, mentre il nonno Enrico è accusato di essere successivamente tornato al Roxy Bar minacciando il proprietario per convincerlo a non sporgere denuncia. C'è poi un quarto indagato ed è Antonio Casamonica, che ha però scelto di affrontare il processo con rito ordinario. Il gyo A tutti è stata contestata l'aggravante del metodo mafioso.

Le condanne: riconosciuta aggravante metodo mafioso

Il gup Elvira Tomaselli ha condannato a 4 anni e 10 mesi Alfredo, a 4 anni e 8 mesi suo fratello Vincenzo e a 3 anni e due mesi il nonno, Enrico. I tre erano accusati, a seconda delle posizioni, di lesioni, violenza private e minacce. L'aggravante del metodo mafioso è stata riconosciuta per tutti e tre gli imputati: il raid è stato compiuto per ribadire il controllo del territorio e il potere del clan, i cui aderenti erano sicuri di poter contare sull'impunità in forza del riconoscimento della loro forza d'intimidazione.

L'aggressione al Roxy Bar e il coraggio di denunciare

È il 1 aprile del 2018 la domenica di Pasqua, quando un gruppo di noti membri della clan Di Silvio – Casamonica entrano nel Roxy Bar, locale della Romanina alla periferia sud di Roma. Chiedono di essere serviti per primi, sono i boss del quartiere, conosciuti e temuti e pretendono di essere trattati con riguardo. "Qui comandiamo noi e se non fai quello che diciamo, ti ammazziamo", minacciano. Poi passano ai fatti: con calci, pugni e cintate colpiscono una cliente disabile che aveva osato contraddirli, poi scavalcano il bancone e picchiano il titolare cominciando a sfasciare tutto. Il caso esplode un paio di settimane dopo: qualcuno si è ribellato al potere del clan e ha denunciato. Ad avere il coraggio di ribellarsi Marian, cittadino romeno proprietario del locale, che convinto dal coraggio della moglie, si reca dalle forze dell'ordine e denuncia tutto.