La sindaca di Roma Virginia Raggi questa mattina ha sostenuto tra le altre cose, nel corso del consiglio comunale straordinario sull'emergenza rifiuti, che Roma è moralmente autorizzata a conferire i propri rifiuti in provincia perché i pendolari che ogni giorno vengono a studiare e lavorare nella capitale, producono qui la loro immondizia. Non solo, ha catturato nel corso del suo discorso, un particolare tipo umano, il pendolare zozzone, ovvero colui che non potendo aspettare che passi la raccolta della differenziata nel suo comune, prende il sacchetto (preferibilmente di umido o di indifferenziato) e lo abbandona lungo le vie consolari che portano a Roma. Un fenomeno sicuramente riprovevole e passibile di censura, ma senza dubbio marginale rispetto alla complessità dei problemi del ciclo dei rifiuti e al numero di tonnellate di immondizia prodotto da Roma e i suoi cittadini.

Raggi, per giustificare la scelta di non volere una discarica sul territorio di Roma, accusa gli amministratori dei comuni della Città Metropolitana d'ingratitudine ed egoismo. Ricorda come nel buco nero della discarica di Malagrotta non ci finisse solo la monezza di Roma e di come gli impianti Tmb, come quello di Rocca Cencia, trattino anche i rifiuti di altri comuni. Quello che la sindaca sembra dimenticare però, volendo far valere un principio di solidarietà a senso unico, è che la mancata capacità di programmare un'alternativa alla chiusura della discarica di Colleferro, di bandire gare per portare i rifiuti all'estero prima di trovarsi sull'orlo della crisi e di fare gli impianti di smaltimento e trattamento, da anni fa pesare l'immondizia di Roma sugli impianti delle altre province del Lazio e delle altre regioni italiane.

Insomma, pur di non fare i conti con una scelta impopolare, Raggi se la prendi con tutti. Con Nicola Zingaretti e la Regione Lazio, con tutti "quelli di prima", con i sindaci della provincia a cui vuole appioppare una discarica. Ma sembra essere una turista in Campidoglio, e non la sindaca della città da tre anni e mezzo. La situazione è difficile e le colpe non sono solo sue e del Movimento 5 stelle, ma salire sulle barricate rinunciando a governare, non può essere un atteggiamento congruo a chi ha la responsabilità di non aver programmato per tempo un'alternativa alla chiusura della discarica di Colleferro. "Rifiuti zero", una delle parole d'ordine del MoVimento è un obiettivo ambizioso. Per raggiungerlo servono investimenti, una politica industriale adeguata, aumentare la differenziata e soprattutto produrre meno immondizia. Un percorso lungo che non si può tradurre nella scorciatoia "zero rifiuti nel comune che amministro".