Luca Varani
in foto: Luca Varani

Centosette ferite sul corpo. Martellate in testa, sulla bocca, il collo segato con una lama e poi stretto con un laccio, coltellate al torace, alcune delle quali sferrate solo per il piacere di provocare del male. Prima stordito e reso inoffensivo, poi massacrato e seviziato per ore. Tre anni fa esatti, il 4 marzo del 2016, Luca Varani viene assassinato dopo una notte di inumane torture. I suoi killer si chiamano Marco Prato e Manuel Foffo. In quell'appartamento a Roma, i due assassini hanno messo in atto, nelle parole dei giudici che hanno condannato Foffo a 30 anni (Prato si è tolto la vita in carcere), "un esercizio atrocemente compiaciuto e ripetuto di violenza sadica, un disegno perverso che prevedeva il raggiungimento del piacere personale attraverso l'inflizione di sofferenza a una vittima".

Nell'appartamento di via Igino Giordani a Colli Aniene, periferia Est di Roma, Foffo e Prato bevono e consumano cocaina per quasi due giorni, praticamente senza mai uscire. Hanno entrambi poco più di trent'anni e Prato è un noto pierre della Capitale. Il 3 marzo cercando qualcuno "da uccidere", escono e poi decidono di tornare a casa. Prato invia un sms al 23enne Luca Varani, lo invitano a casa, lo drogano e poi lo torturano per una notte intera fino ad ucciderlo. "Nelle ore immediatamente successive al delitto Foffo ha intrattenuto intimità non lontano dal cadavere, si è riposato e ha posto in essere un'attiva di depistaggio, disfacendosi degli abiti e del telefono cellulare della vittima", le parole dei giudici nella motivazione della sentenza. Secondo la corte "Prato stava perseguendo la sua ossessione di avere rapporti sessuali con soggetti che si qualificavano come etero", mentre "Foffo stava vivendo in modo fortemente conflittuale la sua omosessualità". Per i giudici l'omicidio è volontario, ma non c'è stata premeditazione e per questo

Il testamento di Marco Prato

Marco Prato si toglie la vita in carcere. Aveva già provato a suicidarsi poche ore dopo il delitto in un hotel di Roma. Là viene trovato un bigliettino con un suo ‘testamento': "Fate festa per il mio funerale anche se vorrei una cerimonia laica, fiori, canzoni di Dalida, bei ricordi. Una festa, dovete divertirvi. Mettetemi la cravatta rossa, donate i miei organi, lasciatemi lo smalto rosso alle mani. mi sono sempre divertito di più ad essere una donna. Organizzate sempre, una volta alla settimana o al mese, una cena o un pranzo con tutti i miei cari amici e amiche che ho amato tanto. Fate sempre festa, sentitevi Dalida ogni tanto. Mettete ‘Ciao amore ciao' quando avete finito la festa per me e ricordate tutti assieme i miei sorrisi più belli. Buttate il mio telefono e distruggetelo insieme ai due pc, nascondono i miei lati più brutti. Non indagate sui miei risvolti torbidi, non sono belli".

I genitori di Luca Varani: "Pochi trent'anni a Foffo"

Per i genitori di Luca, Silvana e Giuseppe, trent'anni per Foffo sono pochi: "Non vedo perché il caso di Luca deve essere sottovalutato. In tanti altri processi danno l'ergastolo, anche con il rito abbreviato, tanto sappiamo tutti come vanno le cose in Italia, non si faranno mai neanche 30 anni. Come hanno fatto a toglierla in un omicidio come questo, dove tutto è stato pianificato. Mio figlio è stato torturato, c'è premeditazione, crudeltà, sevizie. Gli hanno tagliato la gola per impedirgli di urlare e spaccato le mani per non farlo difendere".