L’assessore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato
in foto: L’assessore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato

C'è grande confusione sul ruolo dei laboratori di analisi privati e sulla possibilità di fare i test seriologici. La Regione Lazio ha annunciato ieri che la primi analisi epidemiologica ad ampio raggio sarà eseguita su un campione di 60.000 persone appartenenti alle forze dell'ordine e ai vigili del fuoco. Oggi l'assessore alla Sanità Alessio D'Amato ha annunciato – in un'intervista al Corriere della Sera – che sarà successivamente estesa a 300.000 persone, coinvolgendo soprattutto il personale sanitario. Il test sarà effettuato con un prelievo di sangue e servirà "per capire come è circolato il virus nella popolazione". "Se su i 300.000 totali la percentuale rimarrà 1-2%, allora vorrà dire che sono stati intercettati praticamente tutti i positivi. Ed estenderlo sarebbe inutile. Se invece la percentuale sarà maggiore, allora il discorso cambia. Nel Lazio sono stati fatti oltre 80.000 tamponi. E ci sono 5.000 positivi. Il che vuol dire che una percentuale superiore al 90% è negativa". In un primo momento D'Amato aveva annunciato che nel Lazio sarebbero stati sottoposti allo screening tutti i residenti nel Lazio (circa 6.000.000 di persone), un'operazione che per l'assessore sarebbe stata fondamentale proprio per la fase 2.

Sono moltissimi i laboratori che stanno proponendo analisi basate sul prelievo del sangue per un prezzo tra i 70 e i 120 euro. Un prezzo che D'Amato ha definito "immorale" nei giorni scorsi, una posizione di ferma condanna ribadita oggi: "Il test in sé viene 5 euro. La sanità privata è molto coinvolta nella lotta al Covid, basti pensare al centro di Casal Palocco, ma le regole devono essere chiare, dovranno fare sistema con col sistema sanitario regionale e i prezzi dovranno essere contenuti altrimenti non mi siedo neanche al tavolo".

Il modello Toscana per i test: stop ai laboratori non convenzionati

Una posizione apparentemente molto dura, che parte dal presupposto che la Regione Lazio non può fissare i prezzi delle prestazioni private né tanto meno vietare il test. Così i cittadini che vogliono sottoporsi al test, magari perché hanno avuto nelle scorse settimane lievi sintomi ma nessuno è andato a fargli un tampone, o perché magari lavorano in un contesto a rischio, non gli rimane che pagare le tariffe dei privati. Ma a vedere bene non tutte le regioni si sono organizzate nelle stesso modo. La Regione Toscana ha deciso ad esempio di vietare per i laboratori non convenzionati la possibilità di eseguire i test seriologici, denunciando alla Protezione Civile chiunque li esegua senza aver firmato un protocollo con le autorità sanitarie pubbliche. Inoltre al test potranno sottoporsi tutti quei cittadini il cui screening sarà giudicato necessario dal medico di base o dal medico curante.