Teatro Valle, gli artisti rioccupano: “Triste è la città che chiude i suoi teatri”

Gli ex occupanti del Teatro Valle sono rientrati questa mattina nella sala del settecento nel cuore di Roma dove sono stati di casa per tre anni. Non una nuova occupazione ma solo un blitz per una conferenza stampa, artisti e precari dello spettacolo chiedono alle istituzioni di mantenere gli impegni: quando riaprirà la sala? Perché i lavori tanto urgenti per la sovrintendenza non sono ancora iniziati? Perché le regole per un teatro aperto e partecipato non sono ancora state scritte?
Qualche giorno fa l'assessore alla Cultura di Roma Capitale aveva annunciato che nel 2015 il Valle avrebbe riaperto con l'Operetta Burlesca di Emma Dante, cancellata dal cartellone dell'Eliseo per il sopraggiunto sgombero di alcuni giorni fa. Un annuncio che gli artisti e i precari dello spettacolo hanno trovato "stonato", visto che i lavori non sono ancora iniziati e le trattative per il coinvolgimento della Fondazione Teatro Valle Bene Comune nella futura gestione si sono interrotte. Dopo un lungo braccio di ferro in agosto gli occupanti avevano lasciato il Teatro Valle per evitare l'intervento della forza pubblica, ma non hanno di certo rinunciato a dire la loro sul futuro della sala e sulle politiche culturali a Roma.
Non solo il Valle: "Quanto è triste la città che chiude i suoi teatri"
Il quadro tracciato durante la conferenza stampa è desolante: l'Eliseo chiuso con la forza pubblica dopo "una gestione fallimentare dei privati ma dopo che per anni è stato il teatro più finanziato con risorse pubbliche", il Teatro Palladium "tenuto aperto a stento con un progetto di cui si capisce poco la natura", il Quirino "un tempo teatro di patrimonio pubblico ETI come lo fu il Valle" è stato regalato ai privati, il Teatro India chiuso per lavori. Per non parlare del "pasticcio" del Teatro dell'Opera, dello sgombero del Cinema America e dei teatri di cintura che "a forza di definanziarli, lottizzarli, e ormai monopolizzati da Zetema, stentano a divenire qualcosa: eppure dovrebbero essere i centri propulsivi di azione culturale nei territori, nelle periferie".
Sotto accusa la mancanza di coraggio dell'amministrazione Marino e l'assenza di risorse per la cultura."Dopo quattro anni di amministrazione fantoccio e destrorsa di Alemanno, ci si aspettava almeno un cambio di clima con la giunta Marino – scrivono quelli del Valle – Ma dove sono le politiche culturali e sociali? Dove gli strumenti per la progettazione partecipata? Quali strumenti per finanziare la cultura, sostenere la formazione, favorire l’inclusione reale e la democrazia partecipativa? Non vediamo niente di tutto questo. I fondi di bilancio destinati alla cultura per i diversi Municipi di Roma fanno cifra tonda: zero. E intanto le periferie sono in stato di abbandono. Il vuoto culturale diventa intolleranza, razzismo".
